1 giugno 2018

Festa della repubblica!

Partiamo subito dal presupposto che la data è completamente errata. Indicare come data di nascita il 2 giugno (che è poi la data in cui si svolse il referendum istituzionale del 1946 in cui si chiedeva agli italiani se volevano diventare una repubblica o restare una monarchia) è una bestialità oltre che una inesattezza storica.
Per la seconda parte, relativa all'inesattezza storica, sarebbe il caso di specificare che storicamente (sin dai tempi di Roma Antica) si sono susseguiti periodi repubblicani a quelli imperiali. Volendosi concentrare solo sul periodo successivo all'unità d'Italia (17 marzo 1861), sarebbe stato più corretto indicare ad esempio la data inizio, o di scioglimento, delle Assemblea Costituente della Repubblica Italiana, preposta alla stesura della nostra, ormai calpestata costituzione. quindi scegliere una data a caso tra il 25 giugno, ed in questo caso sarebbe andata bene ai torinesi e agli altri cittadini italiani il cui comune ha come patrono San Giovanni (24 giugno) ed il 31 gennaio (non so quale santo ci sia nei dintorni, ma sicuro a qualcuno sarebbe andata bene).
Invece in buon stile italico (del periodo) s'è preferito celebrare la sconfitta di coloro che, nel bene o nel male, hanno voluto l'unità d'Italia seppur sotto forma di Regno.
Per quel che mi riguarda la data della festa della repubblica poteva cadere tranquillamente il 23 settembre.
D'altronde la prima Repubblica Italiana è quella Sociale di Mussolini che vaccapedia definisce una repubblica presidenziale de iure (ovvero per legge), ma de facto (di fatto) una dittatura... resta il fatto che secondo la legge l'RSI (Repubblica Sociale Italiana), la cui capitale era Roma, anche se non fu mai sede di governo i cui ministeri furono suddivisi tra le città di Milano, Verona, Brescia e del piccolo comune di Salò, che dispregiativamente dà il nome alla repubblica stessa per sminuirne il valore politico (non tanto della città quanto piuttosto della Repubblica).
Non voglio star qui a farvi una lezione di storia né, tanto meno, di politica, ma il Duce era ed è sempre stato un socialista (che all'epoca rappresentava le idee sociali care alla "sinistra"), ma capì presto che per trasformare il socialismo da un'utopia a realtà politica non serviva a molto promulgare una serie infinite di leggi, ma era necessario educare il popolo al concetto di comunità.
La Grande Guerra fece un primo passo chiamando a combattere uomini da tutta Italia per "liberare" il Trentino e l'Alto Adige (fatto di cui agli abitanti del sud poteva non interessare), ma serviva un bene più alto far diventare una Nazione geografica una Nazione di popolo. Benito comprese che mancava ancora qualcosa in quanto eravamo tutti italiani, ma prima ancora eravamo Piemontesi, Lombardi, Toscani, Laziali, Pugliesi, Siciliani, ecc.
Sostanzialmente serviva comprendere il concetto di comunità (non di comune stile hippie) e fu proprio durante l'RSI che poté perpetrare appieno (senza l'ingerenza regale o ecclesiastica) una politica Nazionale e Socialista (quale ad esempio la socializzazione delle industrie, delle officine e dei terreni agricoli, impossibile da attuare in un momento storico in cui le terre appartenevano ai nobili).
De facto l'unica Repubblica Italiana che riconosco è quella Sociale. Tutte le altre sono dittature mascherate male.

31 maggio 2018

Il complottismo come la peperonata...

...si ripropone, ma è dannatamente buona!!!

Salute a voi "oh avidi lettori!"
Da troppo tempo non proponevo un po' di sano complottismo fatto in casa, ma purtroppo le notizie giornalistiche che parlano di un (non) governo fantoccio, non rende facile trovare argomentazioni generose a sufficienza da permettere uno scritto di peso.
Le notizie di questi giorni invece portano una boccata d'aria "pulita" a questo tema a me piuttosto caro. Partendo da lontano potremmo riprendere la favoletta di Confucio che disse se regali un pesce ad un uomo, lo sfamerai per un giorno. Se gli insegni a pescare, lo sfamerai per tutta la vita. Beh nel caso dell'africa più che a insegnargli a pescare toccherebbe insegnargli a cacciar cavallette, ma il concetto è chiaro.
La notizia che mi lascia perplesso, da cui questo scritto prende spunto, riguarda la solidarietà relativamente all'invio di vestiti ("usati") verso il continente negro. Io pensavo male dell'iniziativa, ma la realtà è ben peggiore. Infatti alcuni indumenti vengono rubati dai punti di raccolta e finiscono sulle bancarelle dei mercati rionali, quelli che sopravvivono alle varie "frontiere" di saccheggiatori, ed arrivano effettivamente in africa, vengono venduti presso i loro mercati. Alla fine il costo della merce risparmia sul costo di acquisto all'ingrosso derivato dai costi di produzione quali manodopera, costo dei materiali, sui costi di trasporto (in quanto gli aiuti umanitari non hanno dazi, non pagano tasse, ecc. quindi rimane meramente il costo del viaggio). Se non fossero venduti al mercato (perché l'africa è piena di "poveracci"), il fatto che vengano regalati dalle ONG, che operano sul territorio, mette di fatto in ginocchio l'industria locale.
Già. Perché l'idea che abbiamo dell'africa, anzi l'idea che ci trasmettono dell'africa, è quella dei bambini col pancione piena di aria fritta, cavallette e mosche (quindi vanno a mangiare al cinese le merde), in effetti se fosse così non esisterebbero case (nessuno le costruirebbe), non ci sarebbero le università (presso cui i pellet conseguono fior fior di lauree prima di venire in Italia a spacciare), ci sarebbero schiere di contadini sfortunati che si ritroverebbero a  lottare con un'emergenza siccità costante.
Questo vorrebbe che lo credessimo "save the children" affinché coi nostri soldi gli compriamo gli aliscafo con cui vanno a prendersi i negri in Libia. In effetti però l'africa è fatta anche di industrie, tra cui le fragili industrie tessili, e le relative sartorie, che hanno lo scopo di creare stoffe e tessere indumenti per la popolazione, ma di ecco che di colpo si ritrovano a fare i conti con la piagnucolosa concorrenza sleale dei radical chic che, per lavarsi la coscienza (e non dar ragione ai fascisti), promuovono le iniziative di solidarietà anziché permettere alle industrie locali di svilupparsi. 
Se le poche e fragili industrie africane finiscono a zampe all'aria (come succede alle nostre a causa della sleale concorrenza cinese) quello che ne consegue è che i pellet si intascano la "liquidazione" e seguono il lavoro. Ovvero "i vestiti arrivano dall'Europa... andiamo in Europa!". Il problema è che il primo "porto" che incontrano è italiano e da noi la situazione non è certo rosea rispetto alla loro. Le nostre principali aziende de-localizzano, i vestiti (anche quelli firmano) riportano l'etichetta made in Cina, l'industria automobilistica (perché tanto una ce n'è) mantiene sul territorio poche linee di produzione e la maggior parte del lavoro viene svolto tra polonia e romania, regge ancora l'industria alimentare, ma per il semplice fatto che i pellet che sbarcano, pur di non tornare al loro paese, accettano uno stipendio da fame per la raccolta dei prodotti agricoli.
Lo stipendio da fame che gli viene passato non gli permetterebbe di vivere dignitosamente nel nostro paese (troppo caro), ma il fatto di arrotondare delinquendo, come spesso affermato (con statistiche risalenti ormai ad una 15 di anni fa, quindi ora saranno anche peggiori) per cui il 70% dei pellet arrotonda lo stipendio con lo spaccio o il furto, viene facile accettare lo stipendio "ufficiale" da schiavo.
Spesso viene detto che lo possono anche fare gli italiani... ma ci rendiamo conto della logica perversa? Del meccanismo contorto in cui ci hanno e vogliono che ci proiettiamo e incastriamo?
Lo stipendio non ti basta? piuttosto che protestare, fatti furbo... RUBA! SPACCIA! RAPINA! Non è questa la logica. La logica non può vertere alla delinquenza, piuttosto farsi che non ci siano più migrazioni massive di popoli (un vero e proprio NO GLOBAL) e che il costo della vita sia commisurato agli stipendi o gli stipendi commisurati al costo della vita.
Questo non è possibile finché ci sarà una folla enorme di delinquenti che (non avendo nulla da perdere e tutto da guadagnare) accetterà degli stipendi ben al di sotto del costo della vita.
Nel costo della vita non inserisco solo lo stretto indispensabile che permette la mera sopravvivenza (un tetto sulla capoccia e 4 pareti intorno al culo, 2-3 pasti al giorno e pagare quelle 2 bollette di base per scaldarsi e illuminarsi senza dover dar fuoco ai mobili), ma anche un minimo di svago.
Il piano l'ho già svelato in più occasioni... il fine ultimo dell'élite è quello di accumulare beni (non soldi che valgono quello che valgono) e potere. Oltre ad una montagna di debiti cosa abbiamo in Europa che il resto del mondo ci invidia? Sicuramente una Storia (antecedente all'altro ieri), possediamo la culla della civiltà (e secondo me anche quella della vita), abbiamo risorse naturali, rinnovabili e pressoché infinite (vento, sole e acqua). Il giorno in cui la nostra società cesserà davvero di essere dipendente dal petrolio, anziché questa finta indipendenza dagli idrocarburi per cui ci sostituiscono un derivato del petrolio (benzina e gasolio) con un altro derivato del petrolio (il metano), l'Europa si ritroverà nuovamente al centro della forza economica mondiale... a patto che nel frattempo non se le sia "vendute" (o meglio cedute) per risanare i debiti. 
Al momento la Germania sta accumulando denaro, ma come detto è un bene effimero, se nel frattempo hanno privatizzato quelle che sono le risorse naturali alla base della loro economia. Mentre il nostro "Bel paese" sta finendo a zampe all'aria in quanto non riusciamo a sfruttare adeguatamente le risorse naturali di cui siamo ben forniti per rincorrere, sin dall'800, una rivoluzione industriale che era al di fuori della nostra portata. Tempo ne è passato e, grazie a determinati accordi bilaterali ben precisi, avevamo colmato il divario tra la penuria di materie prime ed il fabbisogno delle stesse.
Ora non tutto questo non è più importante in quanto i "numeri", imposti dagli accordi di Maastricht, sono sin troppo al di sotto di quelli che ci permetterebbero di sollevare la nostra economia ben oltre ai limiti della mera estinzione del debito.
Perché fa paura che i paesi periferici dell'€urozona si svincolino dal giogo? Oltre a quanto già affermato ieri (la teoria del limone spremuto sino all'ultima goccia), se smettessimo di essere "schiavi" di un sistema economico che ci dice quanto possiamo produrre, quanto possiamo vendere e a quanto possiamo vendere (per non far salire troppo la nostra economia), di fatto potremmo saldare i nostri debiti per mezzo della nostra indipendenza da tali regole soffocanti (ovvero grazie al libero mercato).
Attualmente invece viviamo una situazione di vassallaggio, di fatti ci viene detto che siamo "liberi" di decidere della nostra economia, purché si rispettino le ferree regole imposte dalla U(B)E.
Quindi la nostra crescita rimarrà costante (mercato permettendo) affinché i nostri giornali "scandalistici" possano affermare che la nostra economia è stabile, affermarlo senza mentire troppo, e allo stesso tempo noi si resti schiavi del meccanismo.
Io non sono ovviamente un economista di conseguenza non ho in mano né il quadro completo della situazione economica, né i possibili mercati con cui poter commerciare al di fuori dell'Europa se, l'Europa, non volesse più commerciare con noi perché usciti dall'euro non siamo nemmeno più "amici". Ho ben chiaro, però, il fatto che dietro a questa crisi politica ci sia un piano ben preciso e criminale.
Basta leggere le parole del commissario U(B)E al bilancio Gunther Oettinger quando afferma "I mercati insegneranno agli italiani a votare nella maniera giusta", tale affermazione potrebbe spiegare le bizzarrie dei mercati all'eventualità di un governo "giallo-verde", come piace dire ai giornalisti-terroristi, ed la mancata volontà di Mattarella di accettare certi nomi in certe posizioni chiave, assolutamente in grado (per capacità personali e convinzioni ideologiche) di traghettarci fuori da questo inferno. Paolo Savona è assolutamente uomo dei poteri forti e convinto europeista, allora perché non viene "digerito" dai mercati? Perché è assolutamente in grado di svolgere il proprio lavoro. Se la volontà espressa dal popolo, attraverso il voto, e dal governo legittimamente eletto fosse quella di uscire... lui potrebbe farlo... storcendo il naso, magari, perché la propria convinzione andrebbe in tutt'altra direzione, ma sarebbe perfettamente in grado di farlo.
"Lo sviluppo negativo dei mercati porterà gli italiani a non votare più a lungo per i populisti" affermava Oettinger  e ancora "ogni intervento di salvataggio da parte delle autorità monetarie nei confronti di Paesi membri in difficoltà “è soggetto a regole molto chiare. Intervenire sui mercati dei titoli di Stato di Paesi vulnerabili può essere utilizzato solo se il paese in questione accetta anche un programma di aggiustamento. L’Italia conosce le regole. Forse dovrebbe dargli di nuovo uno sguardo”"... mmm... a parte suonare come minaccia se accettiamo che l'aiuto dell'Europa, dobbiamo anche accettare che sia l'Europa a gestire la nostra politica. Di fatto dovremmo rinunciare ad ogni velleità di Nazione e Patria ed accettare di diventare banalmente un mercato. Un mercato in cui sia l'economia a stabilire la nostra politica e i nostri politicanti, la nostra economia, le nostre tasse, la nostra costituzione, ammesso che ce ne lascino una... perché vi ricordo che l'U(B)E di fatto è un entità sovranazionale senza una costituzione che garantisca i diritti dei propri cittadini, ma è un'entità il cui "stato di diritto" non è altro che un insieme di accordi economici spesso unilaterali, "concordati" o imposti da un parlamento europeo non eletto dai cittadini, bensì nominato dai parlamenti nazionali... ma dal momento che il nostro parlamento verrà deciso dalle commissioni europee... chi determinerà i "nostri" rappresentanti al parlamento europeo?
Ad alimentare il terrorismo economico, che ci costringe a questa schiavitù, arrivano le dichiarazioni di Markus Ferber, europarlamentare della coalizioni di cui fa parte la Merkel, che afferma "Lo scenario peggiore sarebbe quello dell’insolvenza dell’Italia. Poi la troika dovrebbe invadere Roma e prendere in mano il ministero delle Finanze". Cioè se noi smettiamo di pagare, l'economia tedesca ed europea va dal culo... perché gli strozzini loro ci guadagnano nel prestare denaro finché la vittima è ancora viva e accetta di restituire il prestito ai tassi esorbitanti imposti, e inoltre la troika... se ne sente sempre parlare, ma cosa è esattamente? Sicuramente voi lo sapete, ma un ripassino non fa male... "nell'ambito della politica dell'Unione europea, rappresenta, secondo quanto riportato nel sito del Parlamento europeo, "l'insieme dei creditori ufficiali durante le negoziazioni con i paesi", ed è costituito da rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale [...] A seguito della grande recessione, la troika si è occupata dei piani di salvataggio dei paesi all'interno della zona euro il cui debito pubblico è in crisi, per scongiurare il rischio di insolvenza sovrana, concedendo prestiti ed esigendo in cambio l'istituzione di politiche di austerità (vedi crisi del debito sovrano europeo). L'organismo collegiale è oggetto di un'indagine avviata ai primi di gennaio del 2014 dal Parlamento europeo per verificare il livello di democraticità e di trasparenza degli interventi, messo in discussione da alcune parti."
Come si legge (soprattutto nelle ultime righe) Ferber vorrebbe che noi finissimo a zampe all'aria e che il nostro ministero delle finanze fosse un organo della troika, che dal 2014 è sotto indagine per accertarne democraticità e trasparenza d'intervento... come dire vorrebbe che alla nostra mafia (che già governa il nostro paese) si sostituisse una mafia europea... ciò detto... avevo torto nel dire che il comportamento dell'U(B)E è molto simile, se non del tutto uguale, allo stile mafioso?

30 maggio 2018

Scattata è l'ora per l'integrazione...

... dei pellet nei piloni dell'autostrada!

Dalla Danimarca arrivano segnali di un occidente che inizia ad aprire gli occhi (anche se lo fa con motivazioni errate).
Il presupposto:
"I dati in proposito sono allarmanti: il Ministero per le Infrastrutture ha parlato di almeno 25 zone ghettizzate. Qui vivono in maggioranza immigrati provenienti da Paesi extra-europei e i tassi di analfabetismo, disoccupazione, microcriminalità, possesso illegale di armi e stupefacenti sono elevatissimi. E, naturalmente, gli episodi di violenza sono in continua crescita: nei primi sette mesi del 2017 si sono già registrate più sparatorie tra bande rivali di immigrati che in tutto il 2016 [...] Di fronte a questo stato di cose ormai ingestibile, il Governo sta pensando di correre ai ripari. Il premier Rasmussen ha infatti annunciato la prossima nascita di una commissione che valuterà possibili provvedimenti per porre fine a questo far west. " (fonte il Primato Nazionale).

Quali sono i provvedimenti che lo Stato scandinavo ha deciso di adottare?
La bella pensata verte su dei "corsi sui valori fondamentali della società occidentale, sulla democrazia, sull’uguaglianza, sulle tradizioni danesi." e sul cristianesimo per spiegare ai primati (di varie specie scimmiesche) il principio di integrazione. "dato che l’integrazione si deve favorire fin da piccoli, i bambini dovranno cominciare a seguire i suddetti corsi a partire dall’età di un anno, e le lezioni sulle tradizioni cristiane saranno obbligatori a prescindere dalla fede della famiglia del bambino. Se le famiglie si rifiuteranno di far frequentare i corsi ai loro figli scatterà la revoca degli assegni familiari". Seppur io non sia un cristiano, né cattolico né di altre confessioni, l'idea che ai pellet non venga più permesso di fare i fondamentalisti, un po' mi consola. Nel senso che io sono, per principio generale, per la difesa delle libertà personali (ivi inclusa quella di culto), ma se dovessi applicare i dettami della mia fede (che non riconosce come colpa ad esempio l'omicidio), dove finisce la mia libertà di culto ed inizia il mio essere inserito in una società "civile"? Ovvero, per quanto potrei non sentirmi in colpa nello sbarazzarmi di alcuni individui, potrei poi andare dal "questore" a piangere nel momento in cui la mia famiglia fosse sterminata da un pellet?
La mia fede imporrebbe che io imbracciassi le armi e dessi la caccia al colpevole, la mia indole mi spingerebbe a cercare il colpevole, punirlo severamente e poi continuare la pulizia colpendo tutti coloro che ne hanno favorito l'arrivo nel mio paese, tollerato la presenza e permesso di girare liberamente per strada senza i ceppi (a mani e piedi), museruola e guinzaglio. Temo però che dopo il primo corpo lasciato per strada a marcire verrei accusato di inquinamento di suolo pubblico.
Ciò premesso se ognuno va in giro a professare, e applicare, la propria personale versione della propria fede, davvero in breve tempo ci si ritroverebbe a vivere in un far west. E non sarebbe neanche troppo un problema se ci fosse data la possibilità di armarci adeguatamente per difenderci, anziché essere costretti ad affidarci a forze dell'ordine (a cui spesso la politica a tagliato i fondi e legato le mani, precludendogli quindi ogni possibilità di svolgere adeguatamente il proprio mestiere).
Quindi se insegnare i valori cristiani ai pellet può impedire loro di comportarsi da bestie è un buon inizio, ma a tendere l'erbaccia va tolta dal prato, diversamente distruggerà le piante che stiamo, faticosamente, cercando di far crescere sane e forti.
Questa ipotesi di soluzione (vedremo se i comunisti la tollereranno) fa eco ad una dichiarazione del "ministro danese per l’Integrazione Inger Stojberg, nota per le sue forti prese di posizione contro l’immigrazione. Secondo il politico danese, il digiuno a cui si sottopongono ogni anno i musulmani pone molti rischi per la sicurezza in alcune professioni e rende questa pratica “pericolosa per tutti”". In realtà non ci sono pericoli in quanto sono tutti "fancazzisti", non fanno un cazzo dalla mattina alla mattina successiva... le uniche attività che svolgono sono lo spaccio di droga, il furto e lo stupro. Tutte attività per cui non serve un cervello pienamente funzionante (diversamente sarebbero "Bianchi"). Però come detto prima da qualche parte è meglio iniziare, sempre sperando che si arrivi alla sola conclusione logica... l'espulsione a pedate nel culo.
Giusto per non farci mancare nulla come pensiamo di integrare i tre farabutti che hanno issato la bandiera del Marocco al posto del tricolore sul pennone municipale di Portogruaro in quel Venezia? Io sono sempre dell'idea che se davvero come dicono i mercanti in fiera a Montecitorio non ci sono i soldi per rigettarli in mare e lasciarli affogare se non riescono a raggiungere in tempo le coste libiche, potremmo sempre sfruttarli per lavoretti umili adeguati alla loro inadeguatezza... quindi integrazione con il processo produttivo del teleriscaldamento, impiegandoli come armatura nella posatura dei piloni dei viadotti dell'autostrada, ecc. alla bisogna vanno bene anche usati come strato di ghiaia da porre sotto il manto stradale asfaltato... insomma di impieghi utili e definitivi ce ne sono ed anche a costo zero... per cui una pensata in tal senso la si può anche fare.

29 maggio 2018

EuroTerrorismo.

Per i sostenitori del voto utile, quelli per cui votare chi mantiene fedeltà e coerenza tra le proprie azioni quotidiane e le idee espresse in campagna elettorale, oggi potrebbero trovarsi spiazzati se hanno seguito le varie trasmissioni che affrontavano con un certo allarmismo la proposta di porre sotto stato di accusa Mattarella. Infatti in determinate trasmissioni, quali "Matrix" e "Bersaglio mobile", si affronta non solo il tema caldo del veto alla lista di ministri proposta da Salvini e Di Maio... e secondo voi può fregarmene di meno se Di Maio (o chi per lui) motto sotto accusa Mattarella? Ma assolutamente no!
L'altro tema che viene trattato infatti, in queste trasmissioni da cialtroni è l'uscita dall'euro e dall'Europa paventata dal duo populista, per cui i mercati sono entrati in crisi mistico religiosa perdendo di colpo punti percentuale a caso sulla fiducia (non del governo, ma della possibile nomina di un probabile candidato che presumibilmente poteva o non poteva essere pro o contro l'uscita dall'Europa dell'Italia). Infatti l'argomento in discussione tra i pagliacci del salotto verteva sul farsi dare spiegazioni, trarre illazioni da presupposti quanto meno errati, l'importante è che sia chiaro "o si sta in Europa o si muore!", "boia chi molla... l'Europa!", "populista infame per te ci son le lame!" e altri slogan carini che in altri tempi erano leggermente diversi.
Alla resa dei conti quello che emerge è:
- che i 5 stelle non si sono mai sognati di mettere a programma, di partito, l'uscita dall'euro e dall'Europa (ne hanno dette talmente tante e tutte contraddittorie con le precedenti che smentirli è materialmente impossibile;
- nel programma, di governo, con la Lega non c'è nemmeno mezza riga che riguarda l'uscita del nostro paese da quanto detto pocanzi (sicuramente dipende dalle dimensioni del carattere che si usa per stendere il programma, ma in condizioni normali 6 parole "FUORI DALL'EURO E DALL'EUROPA!" e abbondiamo con un bel punto esclamativo di sicuro non fanno mezza riga di un foglio in formato A4);
- le promesse elettorali della Lega sono finite al cesso insieme alle speranze del popolo Italiano di avere un'alternativa quando, tra qualche mese, ci chiameranno nuovamente alle urne.

Il problema non è solo la perdita costante e irreversibile, in simili condizioni dove chi sale al governo cambia le carte in tavola come in una partita a "Macchiavelli", il problema è che mentre noi continuiamo a fare sacrifici, continuiamo a vedere tagli a destra e a manca (sempre nelle nostre tasche) illudendoci che prima o poi usciremo dalla crisi che non esiste (secondo gli statisti) e salderemo il debito pubblico di €35.000 pro capite (non solo sulla "capoccia" dei lavoratori, ma anche i neonati hanno già un debito da saldare con lo stato e con l'Europa). Come ricordo non sarà mai possibile saldare il debito, per quanti sacrifici si facciano, perché oltre al fatto che ormai siamo entrati nel vortice degli interessi, in cui sostanzialmente i nostri sacrifici annui non bastano nemmeno a coprire gli interessi maturati dall'anno precedente, i soldi per rimettere in moto l'economia e poter quindi operare gli interventi di risanamento ci vengono prestati "a strozzo da quei 4 cravattari di Bruxelles", quindi ogni anno il nostro debito aumenta e con esso gli interessi relativi.
Uscire dall'Europa, lo ripeto solo perché è di fondamentale importanza, è un imperativo!!!

Quando si ha come uniche scelte possibili continuare a percorrere una strada che conduce alla distruzione oppure imboccare un impervio sentiero che, per quanto difficile, può portare alla salvezza la mia idea è quella di tentare la via nuova. Questa però è la scelta dei lupi in quanto gli agnelli continuano a scambiarsi gli auguri di buona pasqua ("eh speriamo che il prossimo anno vada meglio!"). Il problema è che il prossimo anno non andrà meglio la Germania, l'economia più forte che guida il camion che ci conduce dal macellaio, ha già pronto il piano di fuga per quando tutti gli agnelli non avranno più carne e sangue da donare alla loro causa di ingrassamento: "La proposta ufficiale del gruppo di influenti economisti tedeschi, tra cui Hans-Werner Sinn e Karl Konrad del Planck-Institut e niente meno che il Presidente del Consiglio dei Saggi Economici (Sachverständigenrat), Christoph Schmidt è radicale ma non sorprendente: la legislazione comunitaria dovrebbe prevedere espressamente una procedura di uscita dall’Eurozona, sulla falsariga dell’Articolo 50 del Trattato di Lisbona recentemente invocato dal Regno Unito.

Con buona pace dell’irrevocabilità dell’Euro, dell’irreversibilità del processo di integrazione ed altri sinonimi altisonanti invocati a fasi alterne dall’euro-burocrazia, i tedeschi vogliono una via di uscita chiara dall’Euro." (fonte business insider del 4 aprile 2018) perché alla Germania, l'economia più forte nell'eurozona, serve una via di fuga? semplicemente perché: "una riforma dell’Eurozona anche solo debolmente risk-shared che aumentasse (di poco) i trasferimenti di risorse verso i Paesi periferici vorrebbe dire rinunciare al comodo status quo attuale, nel quale l’industria tedesca può sfruttare la robusta ripresa del mercato europeo interno per le proprie esportazioni a prezzi ultra-competitivi" ovvero se ad esempio una Nazione con un governo sovranista (o populista se preferite) decidesse di smettere di rimpinguare le casse dell'U(B)E e dicesse "da oggi investo sul mio territorio!", loro, non dico finirebbero zampe all'aria, ma sicuramente vedrebbero la loro economia incrinarsi, così come il loro peso politico che attualmente è fortemente incentrato sull'economia... "ho più soldi faccio il cazzo che mi pare perché a te servono i soldi che io ho!" mentre se all'indomani dell'insediamento di un governo serio (e non di sta manica di pupazzi) gli arroganti venissero a sventolarci gli €uri sotto al naso noi potremmo sventolargli sotto al naso la lira, il sesterzo, il ducato, il Mussolini d'oro o qualunque altra moneta decideremmo di adottare dopo aver tolto la testa dal ceppo su cui il boia intendeva tagliarcela.
All'Europa noi serviamo solo come cassa da cui attingere il possibile, in quanto continuano a svuotare le nostre casse, giorno dopo giorno, con il benestare di una casta di immanicati che a spron battuto continuano a minacciarci con false affermazioni e "piccoli" attacchi terroristici (l'oscillazione del mercato ad ogni "spuzzetta" di questo o quel candidato che si azzarda a dire "ci stiamo strozzando con le nostre mani deve cambiare qualcosa!"). Andrà a finire, e lo dico in tempi non sospetti che tra Mattarella, Renzi, Gentiloni, "mignotte, froci, Berlusconi e trans" ci ritroveremo nuovamente un governo filo europeista la cui parola d'ordine sarà "Europa!" (ed in piccolo "sacrificio agli italiani").
Personalmente non penso che la soluzione sia andare ancora più a sinistra (vista la complicità tra il governo Gentiloni, e altri lacchè, con i centri sociali), mi rendo conto che andare all'estrema destra può essere un salto difficile da compiere, ma è esattamente come nell'esempio del sentiero di poco fa... la strada sai dove ti porta... del sentiero ci hanno sempre parlato gli stessi che vogliono condurci al macello.

28 maggio 2018

Giro d'Italia?!?

Diciamo che la polemica non riguarda tanto i risultati, alla fine nel ciclismo professionistico non vince il più forte (sarebbe troppo scontato) o il più "furbo", inteso chi riesce a fare meglio i calcoli nel guadagnare tempo prezioso nelle tappe in cui si è più forti e lasciare invece andare (risparmiando energia) nelle tappe in cui si sa di non poter fare risultati eccellenti (ad esempio un velocista difficilmente punterà a vincere i gran premi della montagna e viceversa farà lo scalatore nelle tappe a cronometro).
Si potrebbe anche sorvolare, ma non lo farò, sul fatto che la Raggi è riuscita a far saltare l'ultima tappa (la passerella a Roma) perché si è dimenticata di coprire d'asfalto le buche o rimpiazzare i sampietrini divelti durante gli ultimi scontri tra antagonisti e polizia. Vero è che la tappa di Roma non contava più un cazzo (cosa abbastanza incomprensibile per me), in quanto non capisco perché far correre una tappa se la classifica è già definitiva... per il mio concetto sportivo è come assegnare lo scudetto alla juve alla prima giornata di campionato e poi far disputare il resto del calendario per stabilire la posizione delle altre squadre (che più o meno è quello che succede anche se in via ufficiosa). Tornando però al ciclismo in uno sport a tempo non dovrebbe esistere una vittoria a "tavolino" soprattutto quando il secondo classificato ha 46" (non 46h) di distacco dal primo (senza augurare il male a nessuno, ma se Froome fosse caduto e non fosse arrivato, anche impiegandoci 3h è facile che Dumoulin avesse potuto facilmente recuperare i 46" di distacco... Ma non seguo molto il ciclismo, non rientra certo tra i miei sport preferiti, proprio non riesco a capirne le logiche e spesso mi devo far spiegare le regole da un amico... ma anche lui ha dovuto ammettere che chiudere il giro a Cervinia anziché a Roma è come applicare la regola, pocanzi espressa, d'assegnazione dello scudetto alla juve sulla fiducia.
Il giro d'Italia (come il "tour de France" e "la vuelta d'Espana") dovrebbe essere l'occasione per promuovere il nostro paese a livello turistico. Magari gli olandesi, che correvano come cretini al fianco di qualunque tizio in pantaloncini e canotta, torneranno in estate per visitare Roma o Firenze o qualunque altra bellezza messa in mostra, magari lo stesso faranno i telespettatori che, vedendo i nostri paesaggi, decideranno di farsi le vacanze dalle nostre parti... ma in quale modo invogli la gente a visitare l'Italia se la capitale non ha i soldi per gettare un po' di catrame (anche finto) che duri il tempo necessario per fare arrivare i ciclisti incolumi al traguardo, anziché farli sparire in una voragine innanzi ai Fori. Forse Virginia ha confuso un po' le cose intendendo che i Fori di Roma sono le buche nell'asfalto, ma ci sentiamo di rassicurarla del fatto che i Fori Imperiali erano, nell'era antica, il centro politico della città (l'equivalente del Quirinale, di palazzo Chigi, ecc.). Forse per la sua natura "rossa" disconosce la parola Imperiale, ma non è una buona ragione per non asfaltare le strade o per non sistemare il selciato.
La polemica, anche se lo cito per dovere di cronaca, non riguarda nemmeno il gesto indegno di alcuni loschi figuri (che secondo gli inquirenti appartengono ai "No Tav") che durante la tappa Susa Cervinia hanno cosparso l'asfalto d'olio motore all'altezza di Truc di Mola (in val di Lanzo) e vetri a Villar Dora (in val di Susa).
Ora anch'io non sono molto favorevole al progetto TAV, ma non per questo metto a repentaglio la vita di innocenti con gesti insulsi, c'è una sottile differenza tra protesta e delinquenza, tra audacia e stupidità. Forse 'sti ignoranti non cercano il consenso popolare (o almeno non nel modo in cui possono cercarlo altre forze "politiche"), ma sicuramente cercano la teatralità nelle loro "gesta". Non ci sono molte altre spiegazioni, tranne addentrandoci nella psicologia da bar dello sport (ovvero sono una manica di ignoranti).
Come detto però non è nemmeno su quest'aspetto la polemica... la vera domanda è... Perché il giro d'Italia è partito da Gerusalemme? E ancora... perché le prime 3 tappe si sono svolte in Israele?
Ma ci tengo a specificare agli ebrei che il problema non è Israele (non in questo caso specifico) in quanto, chi mi conosce lo sa che avevo montato su la stessa polemica quando, nel 2016, partiva dal Belgio. Non riesco davvero a capire perché il giro d'Italia di ciclismo debba partire al di fuori dall'Italia... cos'è non abbiamo abbastanza chilometri di asfalto per farci pedalare 4 "dopati" in pantaloncini? Allora riprendiamoci Fiume e Caporetto, l'Istria, la Dalmazia e l'intera Jugoslavia poi cacciamo gli slavi (che se ne vadano pure a fare in culo in qualsiasi altra "Zingarovia" in cui si sentano a loro agio, allora e solo allora avremo tutto l'asfalto che ci serve per correre il giro in Italia, anziché far correre il ciclocross tra le dune di Gerusalemme e Tel Aviv.
Mi pare però che l'anno scorso il percorso si sia snodato interamente in Italia... ciò significa che c'è abbastanza asfalto per una gara di questo tipo.
Quest'anno è andata così magari i No Tav (Raggi inclusa), stavolta, hanno tentato di boicottare il giro a causa di quel loro sentimento filo palestinese che li costringe ad andare in giro sempre con la Kefiah calata in faccia, per cui si sentono molto anti-israeliani in determinati momenti.
Più semplicemente con il dietro front (parziale) di Di Maio sul progetto TAV, il loro "No Tav" non ha più ragione d'esistere e allora diventeranno "no giro" o "no Tour", visto che il movimento "no Global" ormai ha vinto... ed infatti stiamo marciando verso la globalizzazione proprio come speravano... no frontiere, no nazioni, no stranieri ma libera circolazione di persone e di (determinate) merci nel mondo.

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25 maggio 2018

Quando non avevamo il politically correct... avevamo comunque Nino Ferrer!

Ancora ricordo quando prima degli anni '90, dei vari pseudo film sugli skinhead (o naziskin, quali "skinhead" o l'italiano "teste rasate"), delle frasi dispregiative (aggiunte apposta per marcare la bestialità di un malavitoso), la parola negro non era né un'ingiuria né, tanto meno, un offesa.
era una parola come tante altre, a scuola ci insegnavano che il mondo era diviso in razze (biologiche) oltre che in gruppi etnici, che noi si era bianchi caucasici (anche se il Caucaso non lo avevamo mai visto nemmeno sulle mappe geografiche), in quanto è una regione tra Asia ed Europa al confine tra Russia, Georgia, Azerbaijan, Turchia e Armenia. C'erano in generale gli asiatici che, prima dei film sul vietnam, non erano "musi gialli, mangiariso, cagariso, ecc. e poi c'erano gli africani che semplicemente appartenevano alla razza "negroide" e la parola veniva usata senza alcun sentimento d'odio o intento dispregiativo.
A dimostrazione di questo semplice fatto nessuno si è mai sognato, nemmeno nei censuratissimi anni '60, di accusare di razzismo Edoardo Vianello e la sua famosissima "I Watussi" in cui come se nulla fosse (perché in effetti nulla era) appella i watussi con il titolo di negri... "Alle falde del kilimangiaro. Ci sta un popolo di negri che ha inventato tanti balli [...] Siamo i watussi, siamo i watussi, gli altissimi negri! Ogni tre passi, ogni tre passi facciamo sei metri!".
Questo ovviamente succedeva negli anni '60 e negli anni successivi quando, in Italia, non era reato dare del negro ad un negro, non avevamo marce per i diritti civili dei negri (perché non li avevamo tenuti ai "ceppi" per 200 anni) e quindi non dovevano essere liberati, dove il nostro "Impero" (ormai sgretolato dall'ingordigia franco-anglo-americana) di negri aveva portato nelle loro terre le canne da pesca e non il pesce da far marcire sulle banchine, quando non saccheggiato dai banditi.
Poi avevamo i "soulman" italiani come Nino Ferrer che "voleva la pelle nera" per poter cantare come i "soulman" americani quali Wilson Pickett, James Brown, Ray Charles... beh avrebbe anche voluto andare a vivere a New Orleans o sul Mississipi... in america non siamo riusciti a spedircelo, peccato, ma almeno una tenuta in Francia è riuscito a comprarsela, letteralmente, a spese nostre visto che, se avuto successo come cantate, è colpa della generazione del '68 (ancora loro) che ha dato credito a sto cialtrone che ripudiava il colore della propria pelle (anche se a leggere il testo si potrebbe credere che fosse solo per fini artistici.
Per fortuna la musica che ascolto io è suonata, tranne rarissime eccezioni (e mai nel Black Metal), da musicisti Bianchi... così non mi ritroverei (qualora decidessi di dedicarmi alla musica) nella fastidiosa condizione di dover desiderare la pelle degli altri (quello succede solo per fini politici e con ben altro significato).
Non è certo un caso che determinate parole, espressioni e modi di dire siano divenuti "orribili" proprio negli anni '90, infatti il politicamente corretto è un concetto che ha preso piede, in america, alla fine degli anni '80.
Come è noto, ogni qualvolta cerchiamo di differenziarci dalle volubili mode americane ci hanno sbattuto in faccia non tanto il fatto di averci "liberato" dal Nazi-fascismo in quanto, dal punto di vista militare (e non politico), quella degli anglo-americani fu una vera e propria campagna d'occupazione. Ci ricordano invece spesso il debito del piano Marshall, con cui è stato permessa la ricostruzione delle infrastrutture e delle industrie (distrutte dagli stessi bombardamenti americani) ed il successivo boom economico. Parlando in termini di liberazione si incappa in un paradosso linguistico (uno dei tanti corto circuiti cari alla sinistra) secondo il dizionario della lingua italiana (non certo il manuale del "bravo" Fascista) per occupazione si intende "In genere, l’azione, l’operazione di occupare, cioè di prendere temporaneamente o stabilmente possesso di un luogo o di un bene, con mezzi legali o illegali, talvolta anche violenti, e il fatto di venire occupato: o. di terre, di un fondo; l’o. delle fabbriche, dell’università; o. di una scuola; o. di case, di stabili abbandonati." (come sanno bene i sessantottini...) quindi parlare di occupazione dell'Italia da parte dell'esercito italiano (seppur sotto la guida di un governo fascista) è una stronzata.
Di fatto gli americani ci hanno occupato con la criminale complicità dei Partigiani che, in seguito, si sono auto-eletti a liberatori, si sono auto-assolti dai reati di diserzione, crimini di guerra (contro la popolazione civile) ed il peggiore di tutti... il reato di comunismo!

Tornando al tema in Italia si sono fatti diversi tentativi di giungere alla forma attuale (non certo quella definitiva). I negri sono inizialmente diventati "individui" di colore, ma questo li offendeva maggiormente in quanto, come recitava una vignetta (che oggi definiremmo "meme"),
"    Amico bianco: quando nasco, sono nero -
    quando cresco, sono nero -
    quando è caldo, sono nero -
    quando è freddo, sono nero -
    quando ho paura, sono nero -
    quando sono malato, sono nero -
    quando muoio, sono nero.

    Tu, quando nasci, sei rosa -
    quando cresci, sei bianco -
    quando è caldo, sei rosso -
    quando è freddo, sei viola -
    quando hai paura, sei giallo -
    quando sei malato, sei verde -
    quando muori, sei grigio.
    allora, perché continui a chiamare me "uomo di colore"?
"
Per tali ragioni il "neger" (in milanese il negro), si riteneva offeso e non potendolo appellare, qui da noi, con il termine "afro-americano" (usato in America, perché anche "blacks", neri, è ritenuto razzista) semplicemente perché i negri sbarcati in Europa "l'America" la trovano qui in Italia. Quindi il termine (s)corretto dovrebbe diventare italo-africani, ma per questo ci penserà lo ius soli. Allora è stato coniato il termine "nero" per riferirsi ai negri. Questo però, in Italia (del resto del mondo un po' "me ne frego!!!"), genera un qualche incomprensione dicendo semplicemente nero... ci si riferisce al colore o all'essere di colore?
"ah detesto il nero!" voi cosa capite in questa espressione? Per chi mi conosce nella vita reale è facile intuire che mi riferisco al nero come losco individuo, ma in altri contesti in cui a parlare non sia io, ma una persona qualunque a cui viene sporto un indumento o un oggetto di colore nero ed una terza persona totalmente estranea al contesto potrebbe fraintendere, molto più semplice distinguere il nero dal negro, in italiano sono due concetto totalmente distinguibili.
Per ovviare a questo problema il corto circuito ha trovato un nuovo espediente, ovvero eliminare ogni termine d'odio all'interno delle conversazioni (e dei pensieri). Quindi il mondo liberal-democratico vieta ad un qualsiasi individuo (non appartenente alle categorie protette) di essere libero. L'uomo bianco ed eterosessuale non si può più permette di odiare qualcosa, figuriamoci qualcuno, ed è per questo che deve adorare il Kebab, che per affermare ed esprimere con forza la mia libera volontà chiamo direttamente "negrab".
Nelle categorie protette non rientrano solo i negri ovviamente ci sono anche i gay... tradotto in italiano significa gaio "Allegro, festevole; che esprime, negli atti, un’interiore letizia e serenità" ecco che esprime negli atti un'interiore letizia e serenità... per carità in italiano è un termine desueto, forse non più molto usato... ma perché mi devono privare di un termine italiano (di cui tutti conoscono l'alter ego inglese) pur di rendere facile la vita ai giraculo?
Si dovrebbe usare il termine "scientifico" omosessuale, ma ci si riferisce agli uomini o alle donne (anche se in questi casi non è chiaro nemmeno a loro). Sicuramente il termine lesbica è offensivo (certo qualcuno potrebbe dire che "leccapassere" non è certo migliore, ma come prima esercito il mio diritto alla libertà d'espressione), eppure la "L" nel movimento politicamente corretto del LGBT si riferisce all'inglese Lesbian (ovvero lesbica). Come fa quindi ad essere offensivo? Sempre per il corto circuito del pensiero unico tale per cui se un giraculo (di quelli dichiaratamente checche) da "della troia" ad una ragazza di facili costumi lei sghignazza e fa spallucce... (come se a dirglielo fosse stata l'amica del cuore), se lo fa un uomo non appartenente alle categorie protette... rasenta il reato di "femminicidio" (anche se la "troia" in questione è ancora viva e anche se il termine è suo non mi riferisco esplicitamente alla Boldrini).
Non voglio certo escludere i portatori di Handicap... ma anche in questo caso la mannaia del politicamente corretto ci viene in soccorso... infatti non si chiamano più handicappati (un inglesismo adottato dagli italioti) e nemmeno disabili, ora sono diventati "diversamente abili".
Che cazzo vuol dire diversamente abili? O è capace o non è capace! Non può essere diversamente capace di fare qualcosa... se il cameriere disabile di un ristorante, bar o tavola calda non sa contare fino a 3 e porta al tavolo 4 bicchieri d'acqua o ha sbagliato tavolo o ha sbagliato mestiere... doveva scegliere qualcosa di più semplice ad esempio fermare i treni in corsa ponendovisi davanti sui binari... se non è capace neanche in questo deve essere, per forza, "diversamente abile" a fare qualcos'altro, ma appuriamolo prima.
Strano però che la stessa logica non sia stata applicata anche ai negri e non li si è fatti diventare "diversamente bianchi", ma probabilmente (vista la mole non bianchi presenti nel mondo si sarebbe dovuto poi specificare se trattavasi di negri, musi gialli, pelle rossa... ma qual è il termine corretto per riferirsi a quelli che erroneamente si definiscono "arabi"? Io personalmente, per non sbagliare, li ho sempre chiamati negri, anche se effettivamente ci si incazzano che non avete idea. Però non sono bianchi (è ovvio), non sono neri (certo anche se ci assomigliano molto), chiamandoli magrebini si escludono tutti quei popoli che non provengono dal nord africa (o Maghreb appunto) e chiamandoli arabi si escludono tutti quelli che non provengono dall'Arabia, ma si includono i calabro-sauditi, li si potrebbe chiamare mori, come nel medioevo, ma (oltre a non essere politicamente corretto) si rischia ancora una volta di fare confusione con il moro di Venezia (Otello) che invece era un negro (o almeno lo è diventato). Non possiamo chiamarli genericamente musulmani i islamici perché, oltre al fatto che a quella religione appartengono anche molti negri, ci sono anche alcune comunità cattoliche, cristiane e ortodosse. Ancora una volta il corto circuito del politicamente corretto ci viene in aiuto... quando non sa quale sia l'etichetta corretta da assegnare... ci rende erudisce sul fatto che etichettare è sbagliato (sempre per i non appartenenti alle categorie protette).
Toccherà farsene una ragione è mandarli a fare in culo tutti a partire da quelli che volevano, vogliono e vorranno la pelle nera, anziché la pelle di un negro.

17 maggio 2018

Preparazione ai mondiali di Russia 2018

La mancata qualificazione ai mondiali degli azzurri non fa che confermare quanto da me sospettato sin dai tempi dei mondiali del 2006 (gli ultimi vinti dall'Italia).
Ovvero che in nazionale ci devono giocare gli Italiani.
A fronte di una rosa (quella del 2006) pregevole, ma non lussuosa, quello che ha fatto la differenza è stata certamente la mancanza di pellet a cui hanno insegnato lo stretto indispensabile per non fare brutta figura durante l'inquadratura ravvicinata sugli inni nazionali... cioè tenere la bocca chiusa... e buttandogli in mano un passaporto rubato a qualche poveraccio in partenza da Malpensa o Fiumicino.
Già nelle edizioni successive, la massiccia presenza di Mario Barwuah (in arte "se saltelli muore Balotelli") e di altri finti italiani ha mostra un sempre più massiccio declino del calcio italiano.
Complice sicuramente, oltre all'incapacità di superMario nel "giuoco" del pallone, è una rapida, inesorabile e progressiva distruzione del talento italiano.
Secondo gli scienziati della prestigiosa università di "Sticazzi", dopo aver analizzato il DNA di alcuni campioni prelevati dalla banca dei donatori di sangue (e poi si chiedono il perché io non mi sia mai fatto incastrare con queste puttanate), hanno scoperto che un gene Italico non esiste. In altre parole non è possibile isolare, individuare e identificare un gene che appartenga esclusivamente alla razza italica, bensì saremmo un miscuglio di diverse stirpi (normanne, germaniche, arabe, ecc.) ad eccezione dei sardi.
Ciò nonostante nei tempi antichi lo spirito italico veniva rispecchiato dal genio degli artisti, dei soldati, degli esploratori, degli sportivi (anche al di fuori dal calcio) se "oggi, come allora" questa eccellenza era dettata dal miscuglio etnico razziale (come sottintende il tono della ricerca), lo stesso va imputato alla decadenza attuale in tutti gli ambiti sopraccitati ed in molti altri. Ancora una volta i fatti dimostrerebbero che la mescolanza razziale (a lungo andare) distrugge le migliori peculiarità genetiche delle stirpi genitrici facendo emergere, ad ogni generazione, quelle peggiori.
Tornando all'argomento, se si vuole nascondere il fatto che i più importanti traguardi li abbiamo raggiunti con una nazionale "pura" (ad eccezione di quello del 2006 che vide una importante presenza di Camoranesi l'argentino naturalizzato). Ad ogni modo in quella nazionale 22/23 erano Italiani per contro agli ultimi Europei la compagine azzurra sembrava la nazionale di Capo Verde. Tra negri e mulatti c'era una immensità di etnie e infatti abbiamo fatto immensamente cagare. L'avvicinamento a questi mondiali non è stato diverso, né nelle convocazioni né nei risultati.
Forse, e dico forse, bisognerebbe riportare lo sport italiano in mano agli italiani, non a gente che, senza un minimo di interesse e attaccamento alla nazione, sfruttano l'opportunità imposta dal sistema alle società sportive. I quali pur di continuare a non fare un cazzo sono disposti a farsi naturalizzare cittadini di una nazione di cui fino a ieri non sapevano l'esistenza.
Lo sento spesso dire nelle trasmissioni sportive che il problema del calcio sul piano internazionale è legato all'eccessiva presenza di stranieri nei, questo soprattutto in chiave nazionale dove si fa sempre più fatica a trovare 22/23 giocatori italiani di livello e si è quindi costretti a "raschiare" il fondo del barile ritrovandosi poi con 11/22 stranieri anche in nazionale.
Intanto per quelli che non vogliono perdersi i mondiali, ma non vogliono fare il tifo per il Panama (che è entrata ai mondiali mentre noi no) ed allo stesso tempo vorrebbero tifare squadre del colore giusto... ci rimangono solo la squadra padrona di casa e l'Islanda... che io faccia il tifo per i sovietici è impensabile quindi "Forza Islanda!!!"
Nel frattempo la federazione calcistica Argentina è già finita al centro di uno scandalo, senza aver rubato ancora nemmeno una partita (come invece fece nel mondiale dell'86 la mano di dio di quel drogato di merda di Maradona), per aver pubblicato un manuale in cui spiegava, a quanti volevano recarsi in Russia per seguire la propria nazionale, come conquistare le donne russe... "«Per avere qualche possibilità con una russa, bisogna avere cura di sé stessi, essere puliti, profumati e ben vestiti. La prima impressione per loro è molto importante, quindi prestate attenzione alla vostra immagine»" quindi "cucadores" argentini la "ravanelliana" regola "l'omo ha da puzzà" non credo funzioni, inoltre "«Visto che le donne russe sono belle, molti uomini vogliono portarsele a letto. Da sapere che sono persone che vogliono sentirsi importanti e uniche: il consiglio è di trattare la donna russa come una persona di valore. A loro piacciono gli uomini con spirito di iniziativa: se non hai fiducia in te stesso allora devi esercitarti. E non preoccuparti: ci sono molte belle ragazze in Russia e non tutte sono buone per te. Sii selettivo»" ma secondo la solita associazioni di "sticazzi" queste istruzioni sono misogine e quindi l'AFA (la federazione argentina) è stata accusata di misoginia (ovvero odio verso le donne) e costretta a redarre un nuovo documento “emendato”.
Perché se ti lavi e non trasmetti la scabbia alle donne russe vuol dire che le odi invece farle "snasare 'na 'scella pezzata è ammorre". 
Mah incomincio a pensare che queste associazioni dovrebbero contare fino alla fine dei numeri naturali (che sono infiniti) prima di aprire bocca o scrivere qualsiasi cosa.