1 luglio 2020

Sono tutti froci col culo degli altri.

Finalmente!!! Un altro pezzo di libertà d'espressione ci viene tolto in nome della libertà e della democrazia.
Ho voluto intitolare questo articolo con il noto modo di dire che nell'articolo del 7/11/2018 avevo addolcito usando l'espressione meno gergale "è facile parlare quando si rischia del proprio!".
Perché allora non ho usato la stessa espressione meno colorita? Aldilà del fatto che, a meno non si tratti di articoli a puntate, non replico i titoli degli articoli cercando, almeno in questo, di essere fantasioso, dal momento che le tematiche sono sempre più ristrette. Inoltre la omotrans...qualcosa sì insomma l'antivoltaculismo è diventata proposta di legge da reato penale.
Sì avete capito benissimo dare frocio a qualcuno, atto che sino a ieri si configurava nel reato d'ingiuria "Il reato di ingiuria (art. 594 c.p.), commesso da chi offende l'onore o il decoro di una persona presente, è stato depenalizzato dal decreto legislativo n. 7 del 2016: oggi è prevista una pena pecuniaria a partire da € 100,00." che come si legge prevedeva un'ammenda (quindi reato amministrativo) di €100 è stato invece incluso nel reato di incitamento all'odio e alla discriminazione razziale per cui è prevista la pena fino a 6 anni di reclusione. "La proposta di legge sull’omotransfobia è assolutamente liberticida, oltre che funzionale all’indottrinamento gender voluto dal governo giallofucsia (dove fucsia sta proprio per la componente della sinistra ormai votata all’ideologia Lgbt). A leggere il testo depositato dal deputato Pd ed attivista Lgbt Alessandro Zan, primo firmatario della pdl contro i reati di omofobia e misoginia, si propongono pene da 1 anno e 6 mesi fino a 6 anni di galera per chi esprima opinioni non in linea con il pensiero unico adottato dai giallofucsia su matrimoni e adozioni gay, utero in affitto, insegnamento del gender nelle scuole. Non solo. Nel delirio anti-etero è prevista la rieducazione mediante lavoro gratuito presso le associazioni Lgbt per chi venisse giudicato omofobo. Come se non bastasse, poi, sono previsti fondi per 4 milioni di euro per finanziare la propaganda gender nelle scuole e nelle amministrazioni pubbliche." Presentato dai soliti dem(enti) che cercano di trascinarci in una dittatura "petalosa" in cui avrai due scelte spegnere il cervello o finire in galera.
Infatti il dem(ente) in questione, Zan, sostiene "“Se noi vogliamo veramente intervenire per contrastare l’odio che c’è in questo Paese verso omosessuali, transessuali e donne occorre un’azione di tipo culturale”." quindi l'azione culturale è imbavagliare con la repressione e la reclusione chi la pensa diversamente e, magari, vietare quei partiti politici che oppongono, un modello "tradizionale", diciamo per non dire "normale", al degrado di costumi e al dilagare dello "stupro" delle menti dei bambini sin dalla fascia d'età che va dagli 0 ai 4 anni. Oltre a Salvini, che pensa sia una legge antilega, contro il pdl si scaglia anche Lucio Malan di Forza Italia "“testo ideologico che costituisce un attacco frontale alla libertà d’espressione e alla libertà religiosa. Un ulteriore grave peggioramento rispetto alla versione pubblicata dall’Espresso nelle settimane scorse perché introduce la pena del carcere fino a quattro anni per la sola appartenenza o assistenza a organizzazioni che siano contrarie alle adozioni e ai matrimoni per le coppie dello stesso sesso”. “Viene poi introdotta – aggiunge Malan – l’inquietante ‘strategia nazionale per la prevenzione delle discriminazioni’, che nella sua versione 2014, ancora non giustificata da una legge, portò a un piano per fare entrare nelle scuole le associazioni Lgbt, inclusa quella intitolata a un ideologo della pedofilia. C’è anche l’accettazione acritica dell’ideologia gender definendo chiaramente il genere come distinto dal sesso. Un testo obbrobrioso, che lo stesso relatore ha ammesso essere stato redatto in collaborazione con le suddette associazioni Lgbt, in pratica sotto la loro dettatura”".
Gli Esponenti di FI onestamente non avrebbero proprio diritto di parola sull'argomento dal momento che l'introduzione giuridica della teoria del gender nelle scuole è figlia della riforma della Fornero ai tempi del governo tecnico Monti il quale fu votato da loro con il PD al quale, tuttora, il Berlusca strizza l'occhio. Perciò cito l'obiezione del senatore Malan, ma onestamente non mi aspetto alcuna opposizione lato suo, o del suo partito, in merito al veto su questa proposta. Zan e la sua schiera di checche isteriche continuano a descrivere e a far leva su una "realtà" inesistente, Descrivono un paese razzista e discriminatorio, che è ben lontano dalla realtà oggettiva del paese. Quello che loro chiamano discriminazione non è altro che un grimaldello mentale per demolire l'identità umana alla sua radice.
Non basta più sradicarlo dalla sua terra e mescolare il suo sangue con quello di altre razze (non crediate che, seppur più lungo come processo, non si punti alla distruzione anche delle attuali "minoranze" razziali e sessuali), ma si intende sradicarlo dalla sua stessa natura.
Infatti ai futuri padroni del mondo non interessa più che ci siano uomo e donna, ma solo esseri mercificabili per giungere, infine, all'obiettivo di sostituirsi a dio (o agli Déi) privandolo del dono di donare la vita. Arrivando a far passare come atto naturale l'inseminazione artificiale. Ovvero l'atto sessuale non sarà più utilizzato al fine del perpetuamento della specie, bensì come mero atto ludico/libidinoso. Come ho più volte denunciato da queste pagine non si fermeranno, come dimostra la diffusione del testo guida alle scuole "la buona scuola", alla libertà degli adulti di essere froci senza essere per questo discriminati, ma l'obiettivo è di scardinare ogni forma di moralità facendo passare per normale anche la pedofilia. Nonostante il nuovo testo sia stato aggiunto ad una vecchia proposta di Giovanardi (che avrebbe inserito il reato di discriminazione anche verso i pedofili per rallentare il proprio disegno contro l'omofobia... mah!!!) si sono subito prodigati a dire che tale notizia sia assolutamente una bufala. Questo a dispetto dell'ignoranza indotta nei genitori che non si sono accorti, o hanno finto di non vedere, che l'educazione sessuale dei propri figli, già dall'età dell'asilo, è stata affidata anche ad associazioni di dubbia fama e reputazione, come la più volte citata associazioni Mario Mieli, la cui frase più ispirata è di fatto un manifesto pedofilo. "«Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l'Edipo, o il futuro Edipo, bensì l'essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l'amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica. La società repressiva eterosessuale costringe il bambino al periodo di latenza; ma il periodo di latenza non è che l’introduzione mortifera all’ergastolo di una «vita» latente. La pederastia, invece, «è una freccia di libidine scagliata verso il feto»" e questa non è una proposta di legge, bensì una realtà quotidiana in cui quest'associazione è inclusa nell'elenco delle associazioni valide all'insegnamento di genere nelle scuole, suggerito proprio dal libro guida "la buona scuola" di cui sopra.
Questa legge non è assolutamente una legge a tutela delle minoranze o delle donne soggette a violenza, bensì l'ennesima legge che si propone come obbiettivo la distruzione culturale e religiosa dell'Europa e del suo popolo in favore di uno sradicamento dell'individuo verso il quale, per legge, non ha difese. Per dirla in una parola sola "Bispensiero".

29 giugno 2020

L'america che non si inginocchia è tutta con lei.

Ormai dovrebbero aver fatto il giro del mondo i vari video e foto di donne e, a dire il vero pochi, uomini bianchi che presi da un artrite reumatoide agli attributi, anche detti "zebedei", si gettano in ginocchio per chiedere scusa di aver tirato giù le scimmie dagli alberi africani, averle vestite e dato loro lavoro e dignità. Mi verrebbe da chiedere se oltre ai negri, che vengono uccisi dagli sbirri bianchi per essere dei delinquenti e ostentando sempre una certa resistenza all'arresto, qualcuno sentirà finalmente il bisogno di chiedere scusa alle vere vittime del colonialismo americano... ovvero i pellerossa unici veri autoctoni delle americhe traditi, sterminati e cacciati nelle riserve come animali... non prima di averli spinti all'alcolismo e spappolato il fegato con l'acqua di fuoco, che ad essere onesti era poco più che petrolio liquido.
Forse si preoccupano per i negri per una ragione ovvero intendono destabilizzare l'ordine costituito dell'occidente con una causa che accomuni tutti i pellet del pianeta con la complicità degli autorazzisti, ovvero quelli che, da bianchi privilegiati, discriminano i bianchi "sovranisti" che hanno meno privilegi di un ferrotranviere (la cui famiglia può usufruire di uno sconto per viaggiare sui treni italiani).
D'altronde l'olocausto dei pellerossa non è certo un capo d'imputazione che si può far pendere sul capo dei padri fondatori, massoni giudaici che operarono per mezzo dell'esercito unionista. Inoltre di 4 relitti gestori di casinò in mezzo alle desertiche riserve del Nevada, non frega un cazzo nessuno... nemmeno a loro stessi che ora almeno possono vivere tranquilli lontano dai bianchi ed in santa pace.
Le proteste non si placano e anzi continua la destituzione di monumenti storici, e la prossima cancellazione della relativa storia, dei grandi uomini (guarda caso bianchi) a cui si sostituisce il nulla.
Come nella storia infinita, anche questa storia non sembra avere fine, i negri in rivolta non costituiscono un qualcosa che avanza, un qualcosa di sommerso che l'occidente bianco non voluto far emergere per una presunta supremazia intellettuale, bensì rappresentano il nulla. Il nulla in campo artistico, se non negli ultimi decenni di qualche ghetto style, che ha portato in auge generi musicali nati proprio nelle piantagioni di cotone quale il blues, mentre il jazz è nato nei bordelli. Il rap dove, più che cantare e suonare, l'artista sembra berciare parolacce e ciondolare a ritmo di bassi e basi campionate di batteria. Non è un caso se qualche fenomeno vorrebbe, o meglio, ha bisogno di far cambiare colore della pelle ai compositori classici come nel caso di Ludwig van Beethoven che qualcuno vorrebbe far diventare negro dato il ritmo presente nelle sue composizioni.
La presunta cultura africana, per cui Boldrini e compagni si inginocchiato e battono il petto, e la stessa che, con la mano libera dall'ideologia ma piena di denaro, cercano di combattere. Ovvero la cultura delle donne lapidate, per strada, con processo sommario accusate di adulterio. La cultura delle spose bambine, per cui oggi si imbratta la statua i Montanelli. La cultura millenaria della guerra santa e dei pedoni schiacciati con i camion. Per non opporre una civiltà degna di tale nome all'inciviltà di questi pellet, è necessario distruggere la civiltà, così che la loro inciviltà risulti più civile.
In questo piagnisteo generale non ci si può nemmeno opporre diversamente si viene messi alla gogna (mediatica e non), emarginati, infangati, accusati, aggrediti e linciati sui social senza darci nemmeno la soddisfazione di veder bruciare una croce sul prato di casa.
Così i pochi che hanno il coraggio di restare in piedi diventano degli autentici eroi.
"in questo marasma dittatoriale da politicamente corretto il vero coraggio l’ha invece avuto la giocatrice del North Carolina Courage (dovrebbe trattarsi del portiere Sam Leshnak) che in quel momento sedeva in panchina e quindi non è stata ripresa dalle telecamere. Ci ha pensato un fotografo dalle tribune a immortalarla mentre, unica della fila di riserve, rimaneva orgogliosamente in piedi durante l’esecuzione dell’inno, pur indossando la maglietta del movimento antirazzista. L’unica, nei fatti, ad aver compreso che la giustizia sociale non si ottiene oltraggiando i simboli della propria nazione [...] “Oggi ci siamo inginocchiati per protestare contro l’ingiustizia razziale, la brutalità della polizia e il razzismo sistemico contro i neri e le persone di colore in America”, si legge in una dichiarazione congiunta di Courage and Thorns. “Adoriamo il nostro Paese e abbiamo colto questa opportunità per mantenerlo ad un livello superiore. È nostro dovere chiedere che le libertà su cui questa nazione è stata fondata siano estese a tutti”. “Vogliamo mantenere l’attenzione sul movimento Black Lives Matter per tutto il torneo“, ha dichiarato il centrocampista della Carolina del Nord Samantha Mewis, la cui squadra ospita anche un’asta online a beneficio della National Black Justice Coalition. “Siamo davvero orgogliosi di noi stessi”" sostengono le giocatrici mentre Samantha sulla sua pagina instagram si definisce "nell’ordine: cristiana, moglie, atleta professionista, patriota, sognatrice. E’ lei Samantha Leshnak, il portiere di riserva del North Carolina Courage, unica a rifiutare di inginocchiarsi – pur avendo dichiarato il suo supporto al Black lives matter e indossandone la maglietta – durante l’esecuzione dell’Inno Usa prima della partita disputata contro il Portland Thorns FC."
Ancora una volta i nostalgici nostrani, invece di alzare la testa e difendere la propria storia, i propri monumenti e la propria Nazione, rivolgono lo sguardo oltreoceano aspettando che arrivi, dalla Nazione che ci ha distrutto e tolto tutto, il nostro salvatore. Ancora una volta i pavidi si mostrano per quello che valgono difendono, o fingono di sostenere, l'eccellenza italiana... ma se è anglofona è sicuramente meglio. Si aspettano che sia la stessa nazione, che ha ridicolizzato la pizza farcendola con l'ananas, a spiegarci il perché noi siamo migliori. Il guaio è che loro non si sognano nemmeno di spiegarcelo, anzi, pretendono di insegnare a noi il termine democrazia (dal greco demos e cratos) che mentre gli egizi sacrificano gli schiavi per la costruzione delle piramidi (che taluni vorrebbero attribuire agli alieni così da non dover fare i conti con il fatto che anche le popolazioni "medio orientali" ricorrevano spesso e volentieri alla schiavitù secondo il costume dell'epoca) noi si analizzava e dichiarava la democrazia "una cagata pazzesca" (con 20 secoli di applauso da parte di tutti i filosofi postumi). Ancora una volta non si ha il coraggio esporsi in prima persona (ed in questo mi ci metto anch'io che scrivo parole anziché andare in piazza del municipio a dar fuoco allo striscione che quelle 4 zecche del #nonunadimeno hanno affisso sotto la statua del conte verde) blaterano di eroismo e stirpe guerriera, ma nei fatti non fanno la guerra nemmeno a parole.

26 giugno 2020

Ancora una volta l'Italia si prostra ai carnefici degli italiani.

Non fosse così grave, non farebbe quasi notizia. Eppure "il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, si recherà presso il monumento eretto ai 4 terroristi fucilati a Basovizza [...] per rendere omaggio congiunto con il presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor. A darne notizia è proprio quest’ultimo che dal sito istituzionale della presidenza della repubblica annuncia: “sta se predsednika Pahor in Mattarella dokončno dogovorila in potrdila program njunega srečanja v Trstu in obeležitve 100. obletnice požiga Narodnega doma” (i presidenti Pahor e Mattarella hanno finalmente concordato e confermato il programma del loro incontro a Trieste e la commemorazione del 100° anniversario dell’incendio del Narodni dom). Di detto incendio e della restituzione del palazzo oggi sede della Scuola Superiore Interpreti e Traduttori abbiamo già detto molto proprio qui, sulle pagine del Primato Nazionale" Prima di approfondire la storia dei 4 terroristi divenuti, in seguito vittime della ferocia nazifascista, è male far presente che quel PiDiota di merda di Mattarella il prossimo 13 luglio si recherà a Basovizza per rendere omaggio al monumento e, con l'occasione, far una capatina alle omonime foibe del comune sloveno. Le 4 vittime del nazismo non furono presi a caso per una rappresaglia in seguito ad un attentato contro le forze invadenti (al termine del conflitto), bensì... "Trieste, 1930. È il 10 febbraio quando alle 22.30 una bomba esplode nella sede de Il Popolo di Trieste, il principale quotidiano italiano della Venezia Giulia. Muore, all’età di soli 26 anni uno dei dipendenti dello stesso, Guido Neri. Restano invece gravemente feriti Giuseppe Missori, Dante Apollonio e Marcello Bolla. Una bomba identica, per costruzione e per particolari, a quella esplosa nel gennaio dello stesso anno al Faro della Vittoria, simbolo degli eroi caduti sul mare durante la Grande Guerra. Cominciano a circolare alcuni volantini deliranti, in cui si rivendicano molti attentati tra cui quello al faro “della falsa vittoria”. Anche quello in cui morì Carso Blasina “sotto il nostro piombo”, specificando che “s’è così salvata la nostra nazione della sua sporca presenza. […] maledetta l’Italia, il Fascismo, i Savoia, lo sposo stupido e la Principessa brutta”. Partono le indagini, i primi terroristi confessano, i testimoni parlano [...] La furia criminale continua ed il 1 marzo vengono date alle fiamme le scuole di Sgonico, a Trieste. Il 25 marzo è la volta di quelle di Cattinara ma la miccia fortunatamente si spegne. Forse era difettosa. Il primo dei due incendi deve essere un battesimo per uno degli attentatori, tale Obad. Con lui ci sono anche Spanger, Stoka e Rupel, molto più esperti del primo e che già avevano dato alle fiamme il ricreatorio della Lega Nazionale di Prosecco. Gli autori dell’attentato alla sede del Popolo di Trieste tentano di uccidere anche Giovanni Curet ed il centurione Grazioli. [...] Tutti i responsabili di questi attentati vennero comunque condannati. Nel 1930 si svolse, infatti, il processo ai membri del “Borba” Francesco Marusic, Milos Zvonimiro, Bidovec Ferdinando e Luigi Valencic. Vennero tutti condannati a morte. Per tutti gli altri 8 imputati, invece, le penne emesse andarono dai 30 anni di Luigi Spanger ai 2 anni e 6 mesi di Sofia Korze. In molti casi vi fu il rilascio anticipato dei condannati, come nel caso di Obad e Pertot. Spanger, addirittura, con una condanna a 30 anni, né scontò solo 9 per effetto degli atti di clemenza emessi dal Regime." Insomma questi i "santi" vittime della persecuzione Fascista della comunità slava della Venezia Giulia a cui Mattarella andrà a rendere omaggio. Questo lungo prologo, "saccheggiato" a Il Primato Nazionale, è per mostrare la viltà, la pochezza politica, l'opportunismo di una classe politica che ha trascinato, e trascina tuttora, l'onore dell'Italia e del popolo Italiano nel fango o peggio. Infatti continuano a dipingere, ed è la sensazione che si ha un po' tutti, che il popolo italiano sia rappresentato prima dal Tradimento dell'8 settembre del '43, quindi un'intero popolo incapace di mantenere fede agli impegni presi e alla parola data, e con la furbizia delittuosa rappresentata dalle macchiette napoletane. Sicuramente i pregiudizi verso i napoletani, per me, hanno trovato un valido  riscontro in alcuni personaggi autoctoni che incontrai nell'unico viaggio oltre confine che, a La Spezia, separa il sud Italia dal nord africa. Ciò nonostante non tutto il popolo napoletano è rappresentato dalle caricature elaborate ad arte dal Principe Antonio de Curtis noto ai più con il nome di Totò. Lo stesso discorso lo possiamo ampliare e applicare al resto del paese e del nostro popolo. Non tutti sono, ad oggi, figli di quel "ignobil 8 di settembre" e di quella classe politica che, già durante il fascismo, remava contro il DUCE per puro spirito carrieristico, arrivistico e di pusillanimità e che in vece di impegnarsi nei propri compiti per vincere la guerra restava immobile in attesa delle sconfitte che, almeno inizialmente, tardavano ad arrivare ed infine gioendo delle vittorie nemiche della rinvigorita arma bellica angloamericana che attraverso i bombardamenti sulle aree residenziali delle città italiane spinse il popolo, sin lì fedele ma stanco dei tanti sacrifici a cui era quotidianamente chiamato, a cedere le armi quando capì di essere stato abbandonato dal suo Re.
Nel libro "Giovanni d'Auria - Pilota" (il cui titolo richiama il nome del protagonista) il figlio del colonnello comandante racconta i giorni dei successi, quelli degli insuccessi e quelli del doppio gioco operato dal Re Piccolo (Emanuele III di Savoia) ed il furbo maresciallo Badoglio che, arricchitosi con il fascismo, ne abiurava l'appartenenza stringendo la mano, per ben 7 giorni, all'alleato tedesco mentre già  strizzava l'occhio al nemico inglese a cui avrebbe presto presentato una resa incondizionata. Nel libro viene presentato un popolo, quello italiano, capace di far fronte ai sacrifici per lungo tempo, lamentandosi (dato che la mancanza di libertà di parola è una menzogna della propaganda antifascista), ma facendo del suo meglio per sostenere lo sforzo bellico. Così, dato che siamo stati chiamati in guerra dal covid-19, l'italiano ha ancora una volta mostrato disciplina e senso del dovere, che molti scambieranno per codardia o per tale la faranno passare pur di non riconoscere l'orgoglio di noi italiani di essere italiani. Di essere in tutti i settori produttivi l'eccellenza del mondo intero. Uomini di genio il cui intelletto è offuscato dalla grottesca rappresentanza degli stessi discendenti di quel tradimento che, come un cancro, si è piazzato sulle poltrone d'Italia e ha poi plasmato, tramite sotterfugi, maneggi e leggi atte alla distruzione di quello spirito guerriero che ci ha contraddistinto per millenni, a propria immagina e somiglianza. Con il covid, come ho detto, l'italiano ha mostrato di non essere una caricatura da avanspettacolo, ma di essere invece un protagonista della storia recente e passata. Così è se l'intera Europa, con la complicità dei nostri governanti canaglia, ha impiegato oltre 70 anni e tutte le proprie energie pur di piegare la 5° potenza economica del paese, basata, secondo gli stolti storici nostrani e stranieri, sulla corruzione e sulla proliferazione della mafia.
Nostro è il compito di ricordare che essere italiani ed essere fascisti non è la stessa cosa si può essere uno senza essere l'altro, anche se per chi vuole svendere l'Italia sono sinonimi. Si può amare la propria nazione senza doversi per forza recare in pellegrinaggio a Predappio per comprare le ciabatte del DUCE. Si può essere italiani senza dover seppellire i propri nemici nei piloni di cemento dell'autostrada. Presidente Mattarella si può essere italiani senza dover andare a regalare un palazzo, sede di un prestigioso istituto superiore, alla minoranza slovena che lo consegnò alle fiamme senza troppi riguardi. "Carte alla mano, infatti, due giorni fa si è tenuta una conferenza presso la sala Tessitori di Trieste in cui si sono ripercorse le tappe fondamentali di quei fatti. A partire dall’omicidio di Giovanni Nini, giovane patriota di appena di 17 anni, trafitto a morte da due “slavisti” (come venivano definiti all’epoca). Il tutto accadde durante una manifestazione di solidarietà per l’omicidio di altri due patrioti, il comandante della nave “Puglia” Tommaso Gulli ed il motorista Aldo Rossi, avvenuto il giorno prima a Spalato. Successivamente all’omicidio del giovane Nini, gli “slavisti” si rifugiarono nell’allora hotel Balkan, rincorsi da una folla spontanea che aveva assistito alla morte del patriota. Qui le versioni cominciamo a dividersi ma la tesi più accreditata e supportata, secondo la Lega Nazionale e Renzo de’ Vidovich, dai documenti presenti presso l’archivio di Stato vuole che il secondo piano dell’hotel Balkan fosse stato trasformato in una vera e propria santabarbara, fornita di armi, munizioni ed esplosivi. E proprio dal secondo piano partì la granata che uccise Luigi Casciana, tenente del Regio Esercito presente sul posto per arginare l’insurrezione. Poco dopo cominciarono a divampare le fiamme, sempre dal secondo piano, che in breve tempo inghiottirono la parte superiore del palazzo. La causa? Forse uno scoppio accidentale avvenuto all’interno del Balkan, forse il tentativo di bruciare i documenti in possesso degli “slavisti”.
Il punto della questione è che secondo questa accreditata ricostruzione, l’evento non è attribuibile alla folla né, tanto meno, ai fascisti come sostenuto dall’Anpi e dalle altre sigle filo slovene."

23 giugno 2020

Io sto con la Dalla Chiesa.

Ovviamente non in senso erotico sentimentale. Ma visto che, negli ultimi anni, è di moda schierarsi pro o contro, a seconda del cortocircuito del momento, ho voluto anch'io utilizzare tale formula per dare il mio appoggio alla conduttrice televisiva figlia del fu Gen. Dalla Chiesa (di cui qualcuno avrà vicino a casa una via a lui dedicata senza magari sapere il perché) caduto vittima di un agguato di mafia.
Non so se vi ricordate, o semplicemente avete presente, il piagnisteo e relativo codazzo di condanne a morte quando, sui social, rimbalza la notizia del solito meschino, sia esso Tizio, Caio o Sempronio, che "palleggia" con un riccio, piuttosto che prende a scarpate un cane o qualche altra crudeltà verso animali indifesi? Bene da qualche millennio avreste potuto dare un'adeguata risposta a tale "tam tam" e, allo stesso tempo, dirottare la loro indignazione verso un sano e costruttivo razzismo biologico verso i cinesi. Avreste potuto, ma senza social non lo avreste saputo.
Infatti Rita Dalla Chiesa ha posto una semplice domanda in occasione dell'apertura del festival di Yulin nella cina meridionale.
L'ex conduttrice di Forum ha domandato "«È peccato mortale volere l’estinzione del popolo cinese?»" a me verrebbe da rispondere di no... semmai difficile da realizzare dato che l'attentato bioterroristico americano scatenato contro cina e corea del nord con il covid gli si è ritorto contro senza minimamente intaccare la popolazione cinese, che con 4.634 deceduti, confronto ai suoi quasi 2.000.000.000 di abitanti, è una barzelletta nemmeno una percentuale statistica. Mentre in corea alle 9:00 del mattino c'erano 3 contagiati alle 9:15... 0 contagiati e 3 deceduti.
Eppure questa domanda ha scatenato le ire funeste dei cortocircuiti da tastiera che si sono subito scagliati contro la presentatrice. "«Volere l’estinzione di un popolo si chiama genocidio… Basterebbe augurarsi e chiedere che queste pratiche venissero vietate»" e quindi ora che gli hai dato un nome scientifico ti senti meglio? "«Gli indiani dovrebbero volere la stessa cosa di noi perché mangiamo le mucche e gli arabi lo stesso perché mangiamo i maiali. Abbia pazienza, ma certe affermazioni sarebbe meglio evitarle»" ai primi non gliene frega un cazzo se ci mangiamo delle succulente bistecche, se prendiamo per vere i luoghi comuni della sit-com "The Big Bang Theory" il personaggio di origine indiana appena può si rimpinza di hamburger che non sono certo fatti col tofu, mentre il personaggio ebreo trangugia maiale "mu shu" ad ogni occasione e si ricorda di essere ebreo solo quando gli parlano della Germania (strano non capita mai nei film o nei telefilm). Deve essere come per i blDm loro si possono prendere per il culo, insultarsi e uccidersi a piacimento, ma se lo fa un bianco si incazzano. I secondi lo stanno già facendo, ma non per il maiale (se non ci si riferisce a Renzi o a Conte eventualmente almeno), bensì perché gli viene chiesto di farlo e a loro va bene così. Sono infatti estremamente convinti che la colpa della loro arretratezza culturale (sebbene i sumeri abbiano inventato la scrittura, e da qui la convinzione che incrociare due bastoncini in un certo ordine abbia dato origine alla matematica, all'astronomia, ecc. li elevi automaticamente a civiltà degne di essere ricordate nella storia attuale. Prima di tornare, e finalmente svelare cosa ha di caratteristico il festival di Yulin, permettermi ancora di ricordare che l'islam è quanto di più lontano ci sia dal concetto di società civile, se bastano i fasti del passato a mantenere un certo status sociale allora il mondo dovrebbe ancora baciare la terra su cui camminiamo noi italiani insieme ai greci e, perché no?, agli egizi. Eppure con la distruzione operata dalle religioni semitiche di civile nel mondo non è rimasto nulla se non il finto perbenismo che, come vedremo a breve, crea cortocircuiti a non finire.
Infatti la prossima volta che riceverete il solito piagnisteo contro il maltrattamento sugli animali, che non concepisco per puro sport, mostrate loro le foto del festival di Yulin "fiera che si tiene nella Cina meridionale e dove gli amanti della carne di cane possono consumare la loro vivanda preferita, molto spesso macellata e consumata sul posto".
Come ho detto non sono affatto a favore del maltrattamento degli animali per puro sport e, per quanto trovi moralmente disgustosa l'idea di mangiarmi la Belva (che per quanto mi ama sono certo si lascerebbe persino macellare ancora viva, domandandosi per tutto il tempo della sua sofferenza che cosa ha fatto di male per meritarsi questo), se alla fine i cinesi il cane se lo mangiano equivale a me che mi mangio una mucca, il maiale, ecc.
Quello contro cui mi scaglio è l'ipocrisia di chi chiede la condanna a morte per uno che prende a scarpate un cane (cosa per cui gli taglierei i coglioni, ma senza ucciderlo, la prima volta, così che abbia modo di ricordarsi che cosa ha fatto), ma nemmeno un accenno di protesta per il festival della macellazione canina. Magari sono gli stessi cortocircuiti che vorrebbero far chiudere tutti gli allevamenti di mucca perché le puzze delle mucche inquinano ed è inumano macellarlo, ma non si capisce come si fanno a chiudere gli allevamenti senza macellare gli animali dal momento che, a differenza del panda, gli altri animali non sono così pigri da non riprodursi allo stato brado.
In tutto questo perché sto con la Dalla Chiesa? Semplicemente perché alla furia dei social anziché pubblicare una contrita lettera di scuse o di spiegazioni a cazzo per cui lei intendeva un'altra cosa... ha banalmente risposto "«Non mi rimangio nulla. Pur sapendo che ci sono moltissimi attivisti in Cina che cercano di evitare questo genocidio questa cosa non è più accettabile!» [...] «Ho visto delle foto su Twitter – ha spiegato – che fanno orrore! Andiamo tutti a protestare sotto l’Ambasciata cinese e sotto i consolati. Questo tipo di manifestazioni non dovrebbero essere ammesse in una società civile anche perché loro [i cinesi] avevano detto che l’avrebbero sospesa». E ancora: «La mia è una provocazione, è una domanda. Poi, se non lo capiscono, peggio per loro! Dobbiamo fare casino. Con quello che hanno combinato poi [la gestione dell’epidemia da Covid-19] devono solo che stare zitti! Che mi attaccassero – ha concluso – non me ne può frega’ de meno!»" (fonte Il Primato Nazionale).

19 giugno 2020

Che si stia assistendo ad un balzo evoluzionistico o...

... o in Ghana hanno imparato a leggere per poter leggere i miei suggerimenti di questo mio diario?

A quanto pare il governo del paese africano ha preso in seria considerazione gli inviti e gli appelli lanciati nei miei articoli e rivolti ai pellet di tutto il Mondo. "Tornatevene in africa a lavorare!!! Scrocconi bastardi!" mi sembra fosse il meno ingiurioso che abbia rivolto loro.
Come ho sostenuto sempre con forza, e senza timore di affrontare l'eventuale contraddittorio (mai incontrato), l'unica spiegazione che potevo dare al fatto che, nonostante l'africa possedesse una tale ricchezza di materie prime da attrarre la "golosità" degli ottocenteschi imperi europei, alla fine del colonialismo i "neoritrovati" millenari stati africani fossero tornati al livello infrastrutturale ed economico dell'uomo delle caverne fosse un segnale forte della loro inferiorità, se non razziale quanto meno evolutiva. Eppure dal 2019 lo Stato del Ghana ha lanciato diverse iniziative per un ritorno degli afroamericani nel continente nero "Con il ritorno degli africani in Africa si punta dunque anche a incentivare il turismo e a sviluppare l’economia in settori sinora quasi esclusivamente appannaggio degli occidentali. D’altronde il Ghana, come abbiamo spiegato già ad aprile su questo giornale, negli ultimi anni è emersa come una delle nazioni africane maggiormente in crescita.". Se si pensa alla situazione degli afroamericani, come loro stessi la dipingono, nei ghetti delle città americane, sorge il dubbio che quella del Ghana sia una soluzione che sarà accolta dai pellet con risate sguaiate e brindisi col bonga nelle fumerie di crack. Oppure che il Ghana conosca meglio di noi la situazione dei "nigga" e quindi sappia che tramite le attività di spaccio, traffico d'armi e umano e con lo sfruttamento della prostituzione gli abitanti del ghetto non sono così poveri e perseguitati come vengono dipinti dai blDm. O ancora che il governo punta non ai poveracci scansafatiche, ma alla classe abbiente negra che ha realizzato il "sogno americano" e, tornando in africa, non rinuncerebbe certo alla piccola fortuna che si è conquistato e ha creato negli States. Fortuna che verrebbe, inevitabilmente, riversata nelle casse dello stato. Certo anche il crimine, se portato a certi livelli, paga bene, ma la maggior parte di loro, che fa davvero i "big money" (i soldoni), come piace dire a loro, è gente che ha una certa "abilità" in ambito professionale (avvocatura, medicina, ecc.).
Nell'articolo di aprile, citato poc'anzi da Il primato Nazionale leggiamo "Negli ultimi anni il Ghana è stata una delle nazioni africane a crescere di più. Ciò è stato possibile grazie agli incentivi che il governo ha offerto per favorire gli investimenti. Alla basa di tale politica troviamo il programma “One district, one factory”, che si pone come obiettivo quello di favorire la nascita in ognuno dei 216 distretti del Ghana di almeno una fabbrica che possa trasformare le materie prime in prodotti finiti ad alto valore aggiunto. [...] I risultati di questa politica cominciano a vedersi, basti pensare che una società indiana sta costruendo la più grande acciaieria dell’Africa occidentale, oppure allo stabilimento cinese recentemente inaugurato nella regione di Accra volto alla trasformazione dei pomodori coltivati in loco, a dimostrazione che investitori importanti ritengono il Ghana un Paese dove si può investire con tranquillità. Tra questi ci sono anche imprenditori maltesi." Ovvero il colonialismo economico (quando non è possibile fondare colonie con la popolazione, come ho descritto più volte), forse, a differenza del colonialismo europeo, quello asiatico, oltre ad avere imparato dagli errori occidentali in terra d'africa, sta puntando appunto all'istituzione di rapporti economici e relativo sfruttamento delle risorse naturali e delle materie prime, anziché "conquistare un posto al sole" eppure ricordo che il colonialismo italiano in eritrea fu davvero simile, prima la stipula di accordi economici, poi, data l'assoluta incapacità degli autoctoni di adattarsi alle esigenze produttive dell'industria, la somministrazione di manodopera italiana capace, quanto meno, di non perdersi in chiacchiere al "pozzo" lungo il tragitto dalla capanna di merda alla fabbrica.
Verrebbe da supporre, che si stia appunto assistendo ad un balzo evolutivo di alcuni africani che, finalmente, prendono coscienza di sé "“Continuiamo a tenere le braccia aperte e invitiamo tutti i fratelli e le sorelle a tornare a casa. Il Ghana è la vostra casa, l’Africa è la vostra casa” [...] Un appello rivolto agli africani che vivono negli Stati Uniti e che magari si sentono discriminati. [...] Parole che potrebbero facilmente mandare in cortocircuito chi giudica razziste la politiche di rimpatrio, perché in questo caso il rimpatrio è evocato direttamente da una nazione africana che punta a far tornare “a casa” gli africani. Nessuna richiesta di aiuto dunque e neppure un invito all’integrazione, tutto il contrario". Secondo il mio modesto parere indiani e cinesi, abituati a vedere i ritmi frenetici ed ai turni massacranti a cui sottostanno i propri "schiavi", non riescono ad abituarsi invece alla rilassata vita che, i "lavoratori" svolgono in africa durante il turno. Un'operatrice di viaggi, che conoscevo un tempo, al ritorno da un viaggio, in qualche paese di merda, mi raccontò della flemma con cui nei villaggi turistici (gente abituata ad avere a che fare con gli occidentali) il personale autoctono servisse al bar o ai tavoli con una lentezza esasperante, nonostante l'assenza di ressa che potrebbe far pensare ad una sorta di saturazione di richieste per un esiguo numero di addetti al servizio. Eppure per fornire una semplice bottiglia d'acqua naturale rischiavi di aspettare anche 30 minuti e se per sbaglio davi cenni di impazienza l'attesa poteva protrarsi all'infinito sino alla desistenza del "comandante". Ciò porterebbe appunto tali investitori a cercare di "riportare a casa" quei negri d'america che, secondo loro, hanno almeno la produttività americana ed il vantaggio dell'appropriato colore di pelle per l'africa. Quello che ignorano, dato che a "Bollywood" e a "Cinacittà" i titoli americani faticano ad arrivare, prediligendo invece le produzioni locali, non sanno che nel ghetto si lavora ancor meno che nei villaggi turistici e che in buona parte la fiorente economia agricola degli Stati Confederati d'America (i sudisti) si basava sul delicato equilibrio che si andava creando tra gli schiavi africani e la frusta del loro padrone... diversamente quei fannulloni avrebbero continuato a fissare l'orizzonte pregando il dio banana che cresceva sugli alberi o il dio merda che defecavano dal culo.

18 giugno 2020

Un altro fallimento delle risorse Boldriniane

Come mia abitudine, almeno dal 2010 (dalla finale di Coppa Campioni vinta dall'INTER) ad oggi, non seguo più le partite di calcio nemmeno quelle della nazionale, in quanto non abbiamo una squadra Nazionale di calcio bensì un rappresentanza delle etnie, razze e specie subumane che si sono accomodate nello stivale. Di conseguenza anche ieri mi sono perso la finale di coppa Italia disputata tra napoli e juventus.
Cosa che francamente non mi provoca alcun dispiacere, aldilà del fatto che un 4-2 dopo i calci di rigore con cui la juve perde un'altra finale e non vince una coppa, sia stata una partita combattuta, piena di episodi salienti o una partita piatta. Onestamente non guarderei più una partita di calcio, ma se proprio dovessi ricominciare a guardare le partite e/o a seguire il calcio non inizierei certo da napoli-juve a meno che non si accoltellassero sugli spalti allora potrei pensare di guardare. Giocherei ancora al pallone dal momento che ho passato quasi l'intera vita a rincorrere la sfera sui campi di gioco che vanno da quelli in cemento armato, a quelli in asfalto con "ghiaietta fina" sopra che se per sbaglio scivoli metà del campo te lo porti a casa dentro la ferita e i rarissimi campi in erba, tanto rari che spesso si finiva per buttare 4 zaini in un prato e giocare (con gli amici) l'intero campionato per la gioia dei contadini che da quei prati ricavavano il foraggio per le bestie. Almeno, per una volta, il malcapitato portiere di turno, il portiere volante, il semi "professionista" che si divertiva a giocare in porta perché con i piedi era più le volte che mangiava i chilometri per andare a prendere il pallone finito nel giardino della casa dei vicini.
Ad ogni modo, aldilà dei miei ricordi d'infanzia, per fortuna mi sono perso la partita perché non riesco a guardare una partita senza tifare e tra napoli, juve ed un pellet chiamato ad intonare il nostro inno Nazionale avrei potuto fare il tifo solo per i piccioni che, fatto il nido nella struttura dell'olimpico durante la pandemia, si alzassero in volo per cagare in testa ai giocatori, alla terna arbitrale (corrotta) e a bercianti canidi ululanti.
La partita si è svolta a porte vuote, quindi non si è potuto dare la colpa ai tifosi per gli "uh uh uh" intonati da Sergio Sylvestre, sulla musica dell'inno di Mameli. Non fosse altro che il pellet non parla nemmeno italiano, se proprio vogliamo considerare italiano chi non è nato qui... almeno che berci nella nostra lingua, il subumano, che ha pure saltato un'intera strofa, è un sottoprodotto di Amici di Maria de Filippi. D'altronde solo in quei "talent show" (anche se visto il talento espresso mediamente nel programma sarebbe meglio chiamarli "tangent show", in cui si va avanti a mazzette) certi incapaci possono trovare uno spazio in cui esibirsi e chissà come abbia fatto il mezzo haitiano di origine messicana a ritrovarsi lì.
Purtroppo la ragione per cui ci siamo ritrovati un semianalfabeta, della nostra lingua sicuramente, a cantare il nostro inno non è un mistero tipo il volo di Rudolf Hess in Scozia nel maggio del 1941, di cui ancora oggi gli storici discutono (anche se vaccapedia conosce la verità), bensì viene mostrato apertamente al termine dell'esecuzione il pugno sinistro verso il cielo e la pronuncia a voce alta del motto dei blDm. Dopo la sguattera di Montecitorio genuflessa per protesta, anche il nostro calcio, che da anni schiavizza i calciatori negri con stipendi miliardari e costringendoli a fare il lavoro che milioni di ragazzini e non in tutto il mondo svolgono quotidianamente per passione (senza beccare €1) non vogliono fare, si è genuflesso al potere negro con questa iniziativa che, non solo non c'entra un cazzo, infatti è la prima volta che (sullo stile del superbowl) l'inno viene intonato da uno pseudo-cantante, anziché dagli altoparlanti gracchianti dello stadio mezzo rovinato dalla prestazione canora degli sportivi (calcistici prevalentemente). Inoltre dato il "battesimo" di questa iniziativa a stelle e strisce, potevano prendere un cantante che abbia fatto la storia della nostra canzone... "ma che davero?!? pizza, mafia e mandolino e di punto in bianco nun c'avemo più un cantante in Italia?!?" Aldilà dei defunti (ad esempio un Nino Reitano che cantava "Italia" ogni qualvolta si ritrovasse un microfono sotto al naso o passava vicino alla telecamera...), non c'era un cantante vivo in grado di intonare tutte le strofe, almeno, del nostro inno? Un Celentano, un Tozzi, Raf, Vasco, Ligabue... to un Al Bano. Costavano tutti troppo per cui ci siamo ritrovati questo scimmione a berciare e rovinare il nostro inno nazionale?
In più le scuse che ha twittato sono peggiori della prestazione "“Due cose molto veloci. E’ stata serata molto emozionante, non sono mai stato così emozionato nemmeno ad Amici e Sanremo“, spiega Sylvestre in un video diffuso sui social. “Una cosa incredibile”, prosegue nel suo italiano incerto il cantante di origini messicane e haitiane, “vedere uno stadio così vuoto e sentire questa eco fortissima guarda” [...] “E’ stato incredibile, mi sono bloccato perché mi veniva una tristezza molto forte, sono una persona molto sensibile queste cose qui quando sono sul palco mi coinvolge tanto. Quindi mi sono bloccato ma non perché ho dimenticato le parole”"  Però di fare propaganda te lo sei ricordato benissimo... lì non ti sei bloccato per l'emozione... a merda!
"L’ultima delusione arriva da Sergio Sylvestre, chiamato a trasformare l’inno di Mameli in una sorta di «Motherfucker of Italy» prima della finale di Coppa Italia e franato rovinosamente sull’elmo di Scipio davanti agli sguardi perplessi di mezza Italia (e a quello di Leonardo Bonucci, impietosamente ripreso dalle telecamere mentre alzava il sopracciglio dal disappunto). Una performance degna dell’Enrico Pallazzo di Una pallottola spuntata, che ha bruciato sul nascere questa maldestra marchetta a Black lives matter, brillante capolavoro della Lega calcio, che ha così completato la sua serata di gloria dopo la partita cominciata inspiegabilmente in ritardo e la grottesca coreografia posticcia a coprire gli spalti vuoti. [...] niente da fare, il colored italiano destinato a redimere le recalcitranti folle italiche per portarle nell’eden antirazzista e multirazziale ancora ha da venire. Sylvestre, americano di madre messicana e padre haitiano ma italiano di adozione, anche perché la vittoria di Amici di Maria de Filippi dà più punti di italianità del passaporto, ha fallito la grande occasione. Non solo ha violentato l’inno, ma, non contento, si è anche esibito nel pugno chiuso e nello slogan del ghetto, senza riflettere sul fatto che il naufragio canoro avrebbe portato a fondo anche qualsiasi messaggio politico susseguente".

Nel frattempo un'altra batosta arriva per i sostenitori dell'innocenza dei negri (parliamo di quelli americani), infatti la nuova vittima della polizia bianca era, tanto per cambiare, uno stinco di santo secondo le leggi islamiche, un po' meno secondo quelle dello Stato della Georgia.
"Chi era [...], l’afroamericano ucciso dalla polizia di Atlanta per aver resistito al proprio arresto durante un’operazione di controllo? I media statunitensi, le autorità e l’establishment sono pronti a spergiurare che [...] fosse un padre esemplare di tre figli, una persona amorevole, un lavoratore instancabile; e che il suo comportamento durante il fatale controllo delle forze dell’ordine, avvenuto in un parcheggio, fosse «gioviale» e «cooperativo» – queste le parole del procuratore distrettuale di Atlanta Paul Howard. [...] A far cadere il castello di carte della presunta «santità» di [...] ci ha pensato ancora una volta la giornalista e attivista conservatrice afroamericana Candace Owens.
La Owens era balzata agli onori della cronaca già settimana scorsa, dopo aver pubblicato un video in cui affermava di non voler considerare [... quello censurato qui è quello di Minneapolis gli altri sono quello di Atlanta...] un martire, elencando tutti i suoi precedenti penali. Ebbene la giornalista ha replicato il gesto, pubblicando su Twitter le condanne di [...], che nel corso degli anni è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, violenze e crudeltà su moglie e figli e sequestro di persona". Santo subito cazzo.

17 giugno 2020

Il delirio antirazzista non tiene conto della realtà.

Come in altre occasioni, e per altri articoli, anche oggi avrei potuto intitolare l'articolo in diversi altri modi, ma per la gioia di grandi e piccini il più gettonato, da me, diventa il sottotitolo di quello utilizzato. Per cui "Il delirio antirazzista non tiene conto della realtà. Quando i ricordi d'infanzia diventano una scelta politica ben precisa."
Con questo sottotitolo penserete alle allegre passeggiate per la via centrale di Predappio mentre, da infante, giocavo a fare l'altalena con le braccia di mamma e papà (i genitori hanno un nome comune ben preciso e non un numero di targa) a caccia degli ultimi cimeli del ventennio quali l'accendino del Duce, il vino del Duce, le pantofole del Duce, ecc. Niente di tutto questo, la mia infanzia era già felice quando mamma mi "viziava" comprandomi i Kellogg's "coco pops" che, tuttora, ghiotto di cioccolato ho sempre preferito ai Kellogg's "Rice Krispies". Oppure quando, con la mia paghetta, mi permetteva di comprare in edicola "Il Giornalino" che, ho scoperto oggi, essere stato ideato da un sacerdote Giacomo Alberione, sì un sacerdote ma in compenso, pubblicato la prima volta in Italia (e quella lo era) nel 1924 dalle edizioni San Paolo. Non mi vergogno a sostenere di aver letto, di fatto per anni, una rivista cattolica e per di più Fascista?!? Francamente all'epoca della mia infanzia, non ce ne fragava un cazzo di niente, non si badava ai colori e alle bandiere (tranne nel caso della juve), se ti piaceva leggere un fumetto (ed Il Giornalino ne era pieno anche di certi titoli importanti) lo leggevi senza curarti se fosse stato fascista, comunista, anarcocattocomunista o berlusconiano (che era appena sbarcato dalle tournée in crociera).
Ricordo ancora che aspettavo con ansia che ci fossero i fumetti di Larry Yuma, personaggio chiaramente ispirato ai personaggi cinematografici interpretati da Clint Eastwood nella trilogia del dollaro. Luky Luke, in seguito portato al cinema da Terence Hill. I Puffi, Asterix, Braccio di Ferro, ecc. Mi sembra di ricordare, ma potrei sbagliarmi essendo passati tanti anni, che a volte venissero pubblicate le storie di Cocco Bill del compianto autore Benito Jacovitti.
Questi erano gli anni della mia giovinezza, in cui ogni cosa sembrava "pura", perché pura era l'animo del fanciullo che si affacciava alla vita. Purezza di lì a poco distrutta per sempre dal "Drive In" e da altre trasmissione più o meno sessualmente esplicite (vedi "Colpo Grosso" e altre) quando ancora non c'era tutta questa attenzione verso i minori, ovvero niente bollini rossi da ignorare accanto al logo dell'emittente televisiva.
"L'infanzia finisce quando scopri che un giorno morirai." e con essa anche l'ingenua visione del mondo e allora cerchi nella merda in cui affondi, ormai fino al mento, qualcosa che ti riporti indietro, che ti permetta di correggere i troppi sbagli che hai commesso in vita tua, i torti che non hai mai restituito, quando a te li hanno fatti pagare a prezzo pieno, sempre! Allora ti aggrappi a qualunque cosa ti ricordi quel periodo felice della tua vita per darti l'illusione di poter ancora raddrizzare le cose, ma poi i Pan di Stelle, del Mulino Bianco (chissà per quanto ancora potrà o riuscirà a mantenere questo nome prima di essere tacciato di razzismo e costretto a scegliere tra "Mulino nero" e "Mulino Arcobaleno, con particolare attenzione alla causa LGBT") ti piazza sulla confezione il disegno di una bambina negra sottintendendo che l'acquisto del prodotto, un giorno, le garantirà un costosissimo biglietto verso l'Europa con cui verrà insieme alla metà dell'africa che ancora non è arrivata.
Ed i coco pops vengono accusati di razzismo perché in copertina hanno una scimmia (disegnata) così come i corn flakes hanno un gallo, i frosties hanno una tigre e i Chocos (mai visti in Italia ad essere sincero) hanno un elefante. A completare lo zoo, prima che la linea Coco pops fosse unificata alle barchette e alle palline, c'erano anche un ippopotamo e un coccodrillo.
"Anche i Coco Pops sono razzisti. Perché? Perché sono neri e hanno una scimmia come simbolo. Si chiama Coco the Monkey, e noi tutti l’abbiamo sempre vista senza attribuirle particolarità “razziali”. Ma di questi tempi tutto è sospetto, e i cereali sono stati criticati dall‘ex deputato laburista Fiona Onasanya, che ha scritto alla Kellogg chiedendo perché hanno scelto quell’animale per rappresentare il cereale al cioccolato quando invece, ad esempio, i Rice Krispies hanno come mascotte “tre ragazzi bianchi”" (fonte Il Primato Nazionale) la risposta alla domanda posta dalla deputata si troverebbe nello specchio a lei più vicino, ma si sa che non brillano certo per acume, come ho ampiamente dimostrato in questi anni, quindi aspettiamo di leggere la lettera di scuse della Kellogs nella quale assicureranno, a stretto giro, il cambio di mascotte dove al posto della scimmia disegnata metteranno la foto di un negro o qualche altro animale della giungla del ghetto. "L’ex deputata in seguito ha twittato: “Bene, dato che John Harvey Kellogg ha co-fondato la Race Betterment Foundation (lo scopo principale della Fondazione era di  curare la “degenerazione della razza”), mi sarebbe dispiaciuto non chiedere …”. Un portavoce della Kellogg ha dichiarato al MailOnline: “È importante parlare di più su come possiamo costruire l’uguaglianza razziale. Kellogg sostiene la comunità nera”. E ancora: “La mascotte della scimmia che appare su Coco Pops sia bianca che al cioccolato al latte, è stata creata negli anni ’80 per evidenziare la personalità giocosa del marchio”. Dunque, finisce qua la polemica, dato che la scimmia è mascotte anche di quelli non …. “neri”." e così scopri che, senza saperlo, hai per anni finanziato una fondazione contro la degenerazione della razza, molli il lavoro e vai immediatamente a fare un'altra scorta di coco pops neri con la scimmia sopra sin dagli anni '80 quando nemmeno ai negri fregava un cazzo di essere negri.
E dopo i Kellogg's non puoi non apprezzare il fatto che uno dei tuoi eroi preferito dell'infanzia è anch'esso accusato di razzismo, "Contro il Black lives matter depone le armi e si arrende anche Lucky Luke, il cowboy solitario che “spara più veloce della sua ombra”. Il prossimo album a fumetti del celebre e assai longevo – la sua prima avventura venne pubblicata nel 1946 – pistolero concepito e disegnato dal fumettista belga Morris, sarà tutto dedicato agli afroamericani, che avranno un posto di assoluto primo piano nella sceneggiatura. “Le storie di Lucky Luke dovrebbero svolgersi durante la guerra civile americana e oltre, eppure gli afroamericani non sono mai rappresentati negli album, se non in modo marginale” [...] Disegnato come i precedenti da Achdé, uscirà il 23 ottobre da Lucky Comics. “È stato concepito molto prima della morte di [...]”, ha dichiarato Jul. Ma chissà per quale strano motivo, esce proprio ora. Nella copertina è disegnato Lucky Luke nel bel mezzo di un campo di cotone, a fianco di uno sceriffo di origini afroamericane. Sullo sfondo, quattro figuri incappucciati, membri del Ku Klux Klan, brandiscono delle torce accese. La storia, spiega Jul, è ambientata in Louisiana, dove Lucky Luke ha ereditato un’enorme piantagione di cotone."
Giudicate voi, ma a me più che negro sembra messicano...


Grazie... mi avete regalato una magnifica infanzia e nemmeno lo sapevo.
Allora qual è la realtà di cui il delirio antirazzista non tiene conto?
Banalmente il fatto che nel sud della Francia (da Digione a Nizza) sono ormai 5 giorni che ceceni e marocchini si stanno affrontando, i primi armati di coltelli, mazze e spranghe i secondi di pistole e kalashnikov. I giornali ne parlano pochissimo, ma voi starete pensando che i ceceni abbiano aggredito i marocchini per le tensioni blDm... macché ai ceceni non gliene frega un cazzo se i monumenti francesi vengono abbattuti e le chiese arse... no semplicemente un ragazzo ceceno, intervenuto per soccorrere un ragazzo di origine balcanica che stava subendo un aggressione da parte di spacciatori nordafricani, è stato a sua volta massacrato dagli stessi marocchini, appresa la notizia la comunità cecena è insorta ed ha iniziato una vera e propria caccia allo spacciatore nella città di Digione che a loro volta si sono organizzati ed ora sono 5 giorni che si scornano. Gli scontri si stanno propagando anche in altre città dove la comunità cecena è abbastanza forte per affrontare i negri. "Mentre tutto il mondo è impegnato ad accusare l’uomo bianco di razzismo e atrocità commesse contro neri e immigrati, in Francia i suddetti immigrati si scannano tra di loro mettendo a ferro e a fuoco proprio quelle città in cui l’uomo bianco li ha accolti [...] Ieri, lunedì, è stata la quarta serata di scontri sanguinosi tra diverse etnie per le strade di Digione. Protagonisti sono un gruppo di giovani ceceni, arrivati anche da altre città della Francia per vendicarsi del pestaggio subito da un 16enne ceceno avvenuto lo scorso 10 giugno. Secondo quanto riportato da Le Figaro, l’adolescente avrebbe aiutato degli amici di origini balcaniche a difendersi contro un gruppo di spacciatori maghrebini, e questi per risposta lo avrebbero massacrato di botte. La locale comunità cecena ha dichiarato guerra ai nordafricani e da quattro giorni 150 uomini armati di coltelli, mazze da baseball e altre armi battono la città, con l’approvazione di non pochi residenti, secondo quanto riporta il sito News-24 France, per punire uno per uno gli spacciatori (che si sono a loro volta organizzati con pistole e AK-47)." Se questa è la "pacifica" convivenza nelle nazioni multietniche... aspettiamoci il peggio anche qui da noi.