2 maggio 2018

Una sera d'inverno

"Una sera d'inverno" è un libro di Cesare Ferri. I meno attenti lo definirebbero un romanzetto rosa, per la storia d'amore tra il protagonista Arrigo e la sua amata Veronica, ma sbaglierebbe di grosso.
Sì la trama si snocciola principalmente attorno ai ricordi di Arrigo e della sua storia d'amore, inizialmente idilliaca, ancestrale, pura al punto da ricondurla, nella mente del protagonista alla teoria dell'Androgino (il mito di Aristofane) che racchiude "tutti gli esseri umani avevano due teste, quattro braccia, quattro mani, quattro gambe e due organi sessuali" sentendosi potenti sfidarono gli Déi e Zeus, per punirli e sventare la minaccia, li divise ad uno ad uno a colpi di strali.
Da allora gli esseri umani furono separati in uomini e donne (no stelline, ermafroditi, pentiti e altre sottomarche del genere). Sempre secondo il mito da allora uomini e donne cercano la propria metà perduta (la stessa teoria maldestramente esposta da Aldo, Giovanni e Giacomo in "3 uomini e una gamba", per cui la collera divina di Zeus per un tentativo di sovversione diventa invidia nei confronti degli esseri umani dagli Déi stessi creati).
In Arrigo è fortunato in questo perché trova la propria metà in Veronica verso cui l'amore esplode in un istante e non lo abbandonerà mai più. A separarli si intromette, per lo stesso dire dei due protagonisti, il destino rappresentato dalla perdita di un figlio poche ore dopo la nascita.
Il racconto (forse potrei definirlo persino romanzo, ma onestamente, non essendo un critico, non saprei se fosse la definizione corretta) ruota sostanzialmente attorno ai ricordi di Arrigo che, mentre subisce le attenzioni di una fanciulla, con la metà dei suoi anni, rivive. Nello scritto c'è molto dell'autore e traspare non solo dalle pagine finali in cui Arrigo, anch'egli scrittore, svela alla sua nuova fiamma che avrebbe raccontato la storia della sua amata nel modo in cui noi lo abbiamo appena letto. Quindi per lo stesso principio possiamo ipotizzare che l'autore abbia in questo modo omaggiato la sua metà di allora (chiunque ella fosse) e la sua metà "attuale" (chiunque ella sia), ma oltre alla storia d'amore nel racconto c'è anche, seppur marginale, l'esperienza politica di Arrigo del tutto simile a quella del Ferri che, ex SAM (Squadra Azione Mussolini), ci racconta la sua storia e la storia dei suoi camerati.
Sì Cesare Ferri era uno dei ragazzi che allora pensava di combattere il comunismo, o vendicare un "camerata" caduto in "guerra", mettendo le bombe nelle sedi dei "rossi", fu accusato di terrorismo e della strage di piazza della Loggia a Brescia, ma, dopo 3 anni di detenzione cautelare, fu riconosciuto innocente e scagionato dalla giustizia ordinaria, mai dalla stampa per cui è rimasto il mostro che mise la bomba in piazza.
Ebbi la fortuna di partecipare alla presentazione del libro, in quel di Vercelli, nell'ormai lontano 2006 e ricordo che a seguito della presentazione una persona del pubblico chiese all'autore: "Si sente spesso dire che le Vostre azioni di quegli anni fossero non solo tutelate, ma anche architettare dalla CIA in ottica di un azione anticomunista. Voi come vivevate la cosa? Nel senso ne eravate al corrente oppure lo avete scoperto dopo?" sia la peculiarità della domanda che la risposta mi colpirono molto e mi tornano entrambe in mente quando rileggo questo racconto. Il Ferri infatti rispose: "Noi non sentivamo nulla a riguardo all'epoca e ora che lo sappiamo... non cambia nulla perché comunque abbiamo lottato per ciò in cui credevamo... indipendentemente da chi arrivassero gli ordini l'azione l'avremmo comunque compiuta".

Insomma una persona coerente che ha lottato per quello in cui crede e che continua tale battaglia sulla carta (con i suoi scritti) dopo averla affrontata fronteggiando il nemico. Il racconto/romanzo l'ho divorato in un fine settimana, per cui è di facile lettura vuoi per l'argomento, vuoi per lo stile diretto dello scrittore che non impiega 200 pagine nella descrizione di un portone (ogni riferimento a "il nome della rossa" di Umberto Eco è puramente voluto), anzi le descrizioni degli ambienti sono molto spartane, per contro quelle dei personaggi sono più dettagliate, come a dire importano le storie e le persone non l'ambiente in cui essi si muovono.

Quindi lettura fortemente consigliata e per chi fosse interessato qui il link per l'acquisto on-line:
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26 aprile 2018

25 Aprile maiale per maiale meglio grigliare!

Un adagio popolare recita "chi semina vento, raccoglie tempesta!".
Dal momento in cui una certa, faziosa e ben tutelata, area politica usa, come linguaggio politico, la violenza, non ci si può aspettare altro se non che il dibattito venga fatto armi alla mano.
Ieri sono andate in scena le "solite" (o quasi) scenette delle finte verità, delle parole mendaci e del terrorismo di banditi riabilitati dalla costituzione. Ovvero le celebrazioni della favoletta della "Festa della Liberazione" del 25 aprile.
Favoletta perché i partigiani non hanno liberato un bel niente. Prendendo spunto dalle memorie del Feldmaresciallo Kesselring: "se fosse stato solo per i partigiani i tedeschi oggi sarebbero ancora in Italia" e poco ci vuole a farsi due conti e a dargli ragione. Persino la soverchiante superiorità di mezzi e uomini degli alleati, sbarcati in Sicilia grazie all'intervento della mafia novaiorchese, che permise (in primo luogo di far caricare le navi nel porto della città americana) di accordarsi con i capi famiglia dell'isola per consentire agli americani di sbarcare. Nonostante l'appoggio della mafia locale, e la superiorità di mezzi e uomini, l'avanzata Alleata in Italia fu tutt'altro che facile. Non solo i tedeschi opposero una "Resistenza" doverosa alla propria Nazione, ma anche i combattenti della tanto annualmente ridicolizzata RSI che decisero di non abbandonare la lotta, a seguito del tradimento di Badoglio che per la seconda volta consecutiva (la prima fu nella prima guerra mondiale quando gli venne affidata la logistica dei rifornimenti al fronte*) dimostrava non solo di essere un comandante incapace in qualsiasi ruolo gli fosse affidato ma soprattutto di tramare contro l'Italia per un non ben definito scopo personale che, forse inesistente, ma sostanzialmente dettato meramente dalla sua totale incapacità intellettiva.
Il significato del 25 aprile, da qualsiasi punto lo si voglia vedere, riguarda solo ed esclusivamente una determinata area politica e non l'integrità della popolazione. Dal punto di vista istituzionale celebrare il 25 aprile significa celebrare uno sciopero (verificatosi in effetti a partire dal 24), strano che oggi lo stesso Stato non celebri con altrettanto fanatismo ogni sciopero organizzato dai sindacati. Le truppe tedesche e quelle "fasciste" iniziarono ad abbandonare la città di Milano e Torino a partire dalla sera del 25 (propria sponte, quindi ancora una volta i partigiani sono da considerarsi inutili al fine della liberazione). Gli alleati arrivarono nel capoluogo lombardo solo il 1° maggio, quindi lasciando la città in mano al brigantaggio e al randagismo dei partigiani, che in quei sei giorni si resero autori di ogni sorta di efferatezza che vanno dai sommari processi ai fascisti (veri, presunti o sospetti tali), allo stupro e uccisione di quelle donne considerate collaborazioniste del regime (vere, presunte o sospette tali), per finire con il vile gesto di Piazzale Loreto (altra dimostrazione della logica politica dei comunisti) del 29 aprile.
La prima volta che viene pronunciata la data del 25 aprile come data della liberazione fu "il 22 aprile del 1946, quando il governo italiano provvisorio – il primo guidato da Alcide De Gasperi e l’ultimo del Regno d’Italia – stabilì con un decreto che il 25 aprile dovesse essere “festa nazionale”", da un governo provvisorio formato in gran parte dalla DC, che i comunisti  a venire combatteranno fino alla morte.
Oggi (o meglio ieri) sono passati 73 anni dalla data fatidica... anche se in verità sono passa 72 dalla prima celebrazione... le formazioni "antagoniste", che se non avessero il 25 aprile e la lotta antifascista cadrebbero nell'oblio di una storia che non gli appartiene, mettono in scena un teatrino ignobile e guai (ai vinti) se un sindaco osa negare lo spazio per l'autocelebrazione (e auto proclamazione a eroi) di un gruppo di delinquenti e dei loro discendenti. Così, giusto per rievocare le pratiche della non violenza, della distensione politica, dello smorzare i toni e dei metodi di reclutamento dell'Isis... ecco che in piazza Battisti a Macerata va in scena la "pignatta" dove l'oggetto da colpire, per ottenere le caramelle, è rappresentato dal fantoccio di cartapesta del Duce e di un neofascista a caso (vestito con una maglietta nera con croce celtica sul petto). Tutto questo organizzato da "Collettivo Antifà" e "Palestra Popolare" con il patrocinio del comune rappresentato dalla presenza del vicesindaco Stefania Monteverde che commenta così: "«un pezzo dell’Italia democratica, antifascista, antirazzista»".
Forse i figli di Tarantino (ispirati dalle vicende e dalle ideologie di "bastardi senza gloria"), come continuo a sostenere, non avendo alcuna idea politica su cui fondare la propria azione sono costretti a mantenere vivo un nemico defunto da tempo, quando, se davvero fossero dediti a combattere la tirannia, dovrebbero guardare meglio chi rappresenta, al giorno d'oggi, lo stereotipo di fascista che esiste solo nella loro testa.
Infatti nella testa vuota, nonché malata, degli "antifà" alberga ancora la credenza che i "fascisti" siano, storicamente, dalla parte dei padroni... anzi siano i padroni. Così non importa se Mussolini impediva gli scioperi, ma allo stesso tempo impediva alle fabbriche di fare le serrate. Poco importa se anche negli anni successivi alla guerra i "fascisti" arrivavano dalle classi del proletariato, quando non addirittura del sottoproletariato. I fascisti continuano ad essere, in queste menti "eccelse", identificati con la borghesia a cui, spesso e volentieri, essi stessi appartengono.
Se davvero la loro "ragione" fosse identificabile nella lotta alla borghesia e nella nuova aristocrazia "economica" allora sarebbe, oltre che pregevole, condivisibile, ma non è così. Infatti a loro interessa combattere il fascismo, qualunque cosa significhi nel loro cervello "mononueronale" (ovvero con un solo neurone e per giunta bruciato dall'assiduo uso di droghe), ma di fatto, come i cani addestrati al combattimento da un padrone senza scrupolo, rispondono agli stimoli esterni senza la minima applicazione di coscienza. Ovvero riconoscono i simboli, le parole, i nomi del "neofascismo", ma non sanno minimamente fare distinzione tra quella che è una dittatura, in cui nonostante la volontà espressa dal popolo il governo ed i suoi pupazzi fanno i propri comodi pur di continuare a mangiare, ed il tentativo d'educazione di un popolo a valori che, se non si fosse chiamato "fascismo" bensì "socialismo" ancora oggi sarebbe osannato (di cui ogni 25 aprile ne celebrano la morte, ma non comprendono).
Quindi perché il 25 aprile la maggior parte degli italiani preferisce grigliare anziché stare in piazza a sentire un sermone antifascista?
Per due ragioni.
La prima è perché avendo mentito per oltre 70 anni sul fascismo la popolazione, oggi, non lo riconoscerebbe nemmeno se se lo trovasse di fronte.
Il secondo motivo è perché (ma questa è più una mia speranza), ammettendo che il popolo avverta una effettiva diminuzione della propria libertà personale... vede altrettanto che a privarlo di tale libertà non è un partito/governo morto 70 anni fa, bensì una parte politica che si riempie la bocca di parole come libertà e democrazia salvo calpestare entrambe quando la "libera" scelta del popolo non va nella direzione che chi detiene il potere spera.
Quindi meglio grigliare del maiale piuttosto che ascoltare ulteriormente il maiale che, come ne "La fattoria degli animali" di Orwell, si ingrassa con il sudore della fronte della classe lavoratrice e stringe accordi con il nemico della medesima classe pur di mantenere il suo status sociale. 
Insomma per Orwell i maiali organizzavano la rivoluzione per liberare il popolo dalla disumana presenza dell'uomo che sfruttava e maltrattava gli animale dell'aia, salvo poi accordarsi con altri umani pur di mantenere i vizi che, dopo la rivoluzione, avevano acquisito.
Non a caso oggi i "rivoluzionari" sono i figli della classe dirigente appartenente alla medio-borghesia e continuano a puntare il dito contro i fascisti di 70 anni fa per non affrontare la realtà dei fatti che i "fascisti", nell'accezione tipica della visione dei rivoluzionari sud americani quali Ernesto "Che" Guevara (medico omofobico), Fidel Alejandro Castro Ruz (Fidel Castro primo ministro di Cuba prima che lui stesso abolisse la carica e si auto proclamò presidente di Cuba, carica che mantenne fino alla morte), ecc. in questa visione il fascista è filo-americano, vende le risorse economiche del paese alle potenze economiche occidentali (tradotto gli Stati Uniti) e via cantando... riportando questo all'Italia... chi sono i "fascisti" in tal senso? I ragazzi di Casapound che vorrebbero impedire all'U(B)E di mettere le proprie grinfie sulle ricchezze della Nazione, che vorrebbero uscire dal patto Atlantico (NATO) ed impedire agli USA di trascinarci in ogni guerra "del petrolio" che provocano? O, per la stessa definizione, i fascisti sono i burattini che al momento coccolano gli "antagonisti" con le parole che costoro vogliono sentire (perché totalmente incapaci di giudicare i fatti)? Non ne posso avere la certezza non conoscendo la testa ed il cuore del "Che", ma sono abbastanza convinto che se fosse ancora vivo (intanto non sarebbe minimamente riconosciuto dai sedicenti resistenti) prenderebbe personalmente a schiaffi questi antagonisti dicendo loro: "non vi accorgete che state facendo il gioco del nemico che vi muove come marionette?".... ma questa è un'altra storia.

*L'errore tattico più sconcertante e oggettivamente misterioso fu senza dubbio operato da Badoglio sul suo fianco sinistro (riva destra dell'Isonzo tra la testa di ponte austriaca davanti a Tolmino e Caporetto). Questa linea, lunga pochi chilometri, costituiva il confine tra la zona di competenza del Corpo d'armata di Badoglio (riva destra) e la zona assegnata al Corpo d'armata di Cavaciocchi (riva sinistra). Nonostante tutte le informazioni indicassero proprio in questa linea la direttrice dell'attacco nemico, la riva destra fu lasciata praticamente sguarnita con il solo presidio di piccoli reparti, mentre il grosso della 19ª divisione e della brigata Napoli era arroccato sui monti sovrastanti.

Di conseguenza, con Regio Decreto del 9 novembre 1917, il generale Armando Diaz, fino a quel momento comandante del XXIII Corpo d'armata (non investito direttamente nella disfatta), fu nominato Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Italiano. Al generale Armando Diaz, tuttavia, furono affiancati, con il grado di sotto-capo di Stato Maggiore (vice-comandante), i generali Gaetano Giardino e Pietro Badoglio. Successivamente, il 7 febbraio 1918, Badoglio, rimase vice-comandante unico.

In tale situazione, solo in data 12 gennaio 1918, con Regio Decreto n. 35, fu istituita la Commissione d'inchiesta su Caporetto, che concluse i lavori, a guerra finita – e ormai vittoriosa – il 13 agosto 1919, quando Pietro Badoglio stava per succedere a Diaz, in qualità di capo di stato maggiore dell'Esercito italiano. Ciò spiega perché la Commissione confermò l'attribuzione della colpa della disfatta a Luigi Cadorna, estendendola a Luigi Capello, Alberto Cavaciocchi e Luigi Bongiovanni, sia pur ammettendo un concorso di circostanze sfavorevoli, ma non citò neanche il generale Badoglio; sembra, anzi, che tredici pagine riguardanti l'operato di Badoglio siano state sottratte dalla relazione, al momento della sua presentazione in Parlamento.

Si dice anche che Badoglio faceva in modo (in una situazione di penuria di risorse) di sprecare l'utilizzo di camion facendo spesso eseguire agli autisti degli automezzi viaggi a vuoto (separando i mezzi "ospedale" ed i mezzi di rifornimento che di fatto erano sempre le stesse camionette) invece di ottimizzarne l'impiego trasportando le munizioni al fronte e usare gli stessi camion per l'evacuazione dei feriti.

24 aprile 2018

"Ma tua madre!!!"... "...Quale delle due?!?"

La legittimità della confusione che proverà sto sfortunato bambino, in quanto gli amici si scelgono i parenti ti toccano (anche i preti, ma non è argomento di discussione), probabilmente tra qualche avrà ragione di averla.
Dal momento che, finito il periodo dei blocchi del traffico, la Mignotta 5 Stelle deve trovare qualche altra ragione per farsi odiare dai torinesi.
Quale ragione migliore quindi che violare le leggi vigenti, in fatto di coppie di fatto e composizione dei nuclei famigliari, e registrando 3 bambini di altrettante coppie di invertiti.
Vorrei citare la pubblicità della Skoda "Chi è alternativo non fa nulla per sembrarlo.". 
A quanto pare questo non vale per i radical chic che, per quanto riguarda la religione, sono disposti ad aspettare che il loro pargolo compia la maggiore età, ma non gli interessa minimamente che suddetto pargolo cresca con la convinzione che i bambini nascano sotto i cavoli (per le lesbiche che non sopportano gli uccelli) o vengano portati dalla cicogna (per i voltaculo che preferiscono gli uccelli alla verdura).
Il problema però non è da poco perché un bambino è fortemente condizionato dall'ambiente in cui nasce e cresce. Non volendo contestare che possa esserci più "amore" in una famiglia "omogeneizzata" (di verdure o salsiccia) piuttosto che una eterosessuale, la mancanza di "amore" e armonia familiare non è la sola causa di squilibri per un bambino. Se madre natura dovesse riservargli un orientamento omosessuale, peggio per lui/lei capita (ed i pellet hanno sempre bisogno di aiuto nel complesso processo produttivo del teleriscaldamento), ma certo è che crescendo in una famiglia in cui non c'è distinzione o meglio dualismo tra padre e madre il bambino (in italiano corretto si usa la forma maschile quando non si vuole fare distinzione  tra i due sessi) gli verrà meno una delle due figure genitoriali. Paterna (autentica) in caso di adozione o partenogenesi (esempio classico Gesù che è stato partorito senza il concepimento da parte di Maria) di due leccapassere o materna (autentica) nel caso di due voltaculo (in questo caso si può solo presupporre un'adozione o l'utilizzo di una madre surrogato.
Per secoli i comunisti... oops i radical chic, dediti agli studi umanistici... ci hanno fatto su un montone riguardo alle teorie psicologiche secondo cui la mancanza di una o entrambe le figure genitoriali fosse la principale imputata nei casi di malattie mentali e socio-patologiche più gravi ed estreme al pari di crescere in un ambiente familiare dove il bambino subisce molestie da un genitore, da un parente o dal parroco che è padre di tutti "noi" (e non a caso).
E' mai possibile allora che proprio i predicatori, che hanno sempre ammonito coloro che razzolavano male, adesso siano gli artefici del male?
Eppure esempi concreti, anche se taciuti, di casi in cui l'omosessualità è una maschera per celare l'odio radicato verso il sesso opposto. Come può un bambino crescere con l'idea che essere eterosessuale è il male e che il sesso opposto è il nemico da distruggere?
Non sto esagerando sto solo esponendo un possibile scenario (per quanto estremo), ma non molto tempo fa avevo riportato la notizia di Elsie, una bambina inglese di 18 mesi, scossa in modo talmente violento da uno dei due padri (era stata adottata da una coppia di finocchi) da provocarne gravi ferite alla testa ed infine la morte. Le ragioni di tale gesto non le conosco (e francamente non mi interessano), ma se il desiderio di paternità porta a questo forse è meglio pensarci prima. Non è escludibile che l'omosessualità del padre degenere sia frutto di un malsano ambiente famigliare o di un rapporto troppo morboso con la madre o qualche altra figura femminile all'interno o prossima alla famiglia e questo accanimento contro la piccola potrebbe essere il gesto d'odio del voltaculo verso il sesso opposto.
Resta il fatto che, in quanto a pessimi primati, Torino non arriva seconda a nessuno. Infatti oltre alle prime registrazioni dei figli condannati ad un futuro funesto, un'altra ragione di vanto arriva dall'università cittadina. Il DAMS ha inaugurato il corso di laurea, primo in Italia, "Storia dell'omosessualità" facendo per altro il boom di iscrizioni.
Aldilà degli aspetti morali, e di pessimo gusto, sarei proprio curioso di scoprire quali possibili sbocchi professionali potrà mai avere. Ora immagino, e voglio sperare, che sia solo una materia di studi, per un indirizzo più ampio e concreto, e che la quantità insulsa di iscritti fosse attratto da crediti di formativi maggiorati... diversamente non riesco davvero a immaginare che lavoro potranno mai svolgere i laureati i laureati in tale titolo accademico... forse serve una laurea anche per fare i "marchettari" a "trans-tevere".

23 aprile 2018

"Very (sub)Normal People"

Marco dice "nome straniero, ma almeno di un essere umano", Pietro dice "nome stranieri di una pellet", il protagonista del video che parla in prima persona dice "Richard"; lui dice una cosa, lei dice un'altra cosa, il protagonista del video che parla in prima persona dice Seat Arona... di conseguenza è una macchina che va bene solo per voltaculo e mignotte.
l'università di Macerata apre il nuovo anno accademico all'insegna dell'accoglienza e delle "icone nigeriane"... perché? Per cancellare, dalla città, l'onta del folle gesto di Luca Traini.
Già tutti continuano a ricordare il "folle" gesto di Luca Traini il "razzista", il "fascista", il "disadattato sociale" verso cui non si DEVE (anziché non si può) provare alcuna pena o pietà. Bisogna invece dimenticare, è necessario farlo per il bene comune (bene di chi?), per il quieto vivere (o meglio il quieto morire), per permettere l'integrazione l'italiano deve subire, morire e sparire in silenzio.
Giusto! Si finge (e si vuole volutamente dimenticare) il tragico evento che ha portato alla folle reazione del Traini... sì! la si vuole dimenticare perché "30 colpi di pistola che hanno ferito le sei persone," sono più gravi di una ragazzina di 18/19 anni stuprata, uccisa, fatta a pezzi e messa in alcune valigie scaricate in un fosso come la "munnezza" (che sono gli autori di tale efferatezza).
Torno a parlare di Macerata perché è una città che ho vissuto tanto tempo fa e che sento ancora un po' mia e mi fa male vedere con quanta leggerezza si strumentalizza anche la barbara uccisione di una ragazza di 18 anni.
I nigeriani (spregevole stirpe a cui appartengono i fetidi che hanno commesso il macabro delitto di Macerata) ora rivendicano orgogliosamente le proprie origini ed in questa ordalia di buoni sentimenti si cerca di riabilitare una progenie infame, mentre si continua ad accusare quella del "vendicatore" che, nell'unico modo in cui era in grado di farlo, ha voluto rendere giustizia a Pamela.
In mondo rappresentato nell'ovatta dall'università di Macerata, dai media e da altre realtà mefitiche va persino oltre al concetto di utopia, rappresenta piuttosto la pericolosa incoscienza di un popolo (e ci  metto dentro chiunque non veda la pericolosità dell'azione logorante svolta dal politicamente corretto) talmente abituato al vuoto del proprio cervello da non riuscire più nemmeno distinguere brusio di tale vuoto, lasciato dalla fuga del cervello, dal rumore delle "puzzette" che gli fanno risonanza nella scatola cranica.
Perché non si tratta solo di un gruppo di persone, più o meno ristretto, che ha un'idea (a mio avviso malsana, ma...) e la difende a costo della propria estinzione. Ma si tratta piuttosto di una larga maggioranza che inculca l'idea che l'autolesionismo (ovvero la pratica di provocarsi profonde ferite fisiche), l'auto razzismo (cioè la ferrea volontà di disprezzare la razza a cui si appartiene) e l'auto etnomasochismo (ovvero godere nel vedere la propria stirpe malata e sofferente) siano pratiche che un qualsiasi popolo civilizzato deve abbracciare. Non importa se in questo modo si da implicitamente dei trogloditi a tutte quelle popolazioni di pellet che, a colpi di rap e machete, portano avanti l'orgoglio della propria razza.
In tutto questo scempio s'incastra la "normalità" spacciata da RTL che tra meticciato biologico che, sottolinea Il Primato Nazionale, vede sempre la donna bianca figliare con il pellet africano o (schifose) zone limitrofe e mai il contrario per non rimandare alla "razzistica" propaganda del ventennio fascista richiamata alla memoria da canzonette quali "Faccetta Nera (bell'abissina)" e "l'ha detto Mussolini e si farà!". Nella realtà dei fatti, come da me riportato in uno degli scorsi articoli di "pubblicizza l'immondo" (scusate un po' di auto celebrazione), non importa che la razza sia distrutta colpevolmente dalle nostre donne o dai nostri uomini... l'importante è che venga distrutta.
Continuando con la logica ecco spuntare, nella propaganda di "normalità" di RTL anche la coppia omosessuale. Anche in questo caso maschile perché quella femminile sarebbe, secondo l'analisi de Il Primato Nazionale (che evidentemente non vede già una perversione in un rapporto sessuale tra un uomo tra due lesbiche), troppo stuzzicante "due belle lesbiche, magari, avrebbero stuzzicato troppo le fantasie dell’uomo bianco eterosessuale".
All'appello mancano la donna che con trucco impeccabile partecipa alla missione su Marte ed il papà del nuovo millennio "casalingo".
Ora il ruolo della donna dev'essere quello della donna di casa? Non necessariamente! Ma se non c'è nulla di male nel fare le casalinghe al punto che anche l'uomo può farlo rinunciando alla carriera... allora perché le femministe s'incazzano quando la donna viene rappresentata in tali vesti (domanda retorica... le femministe s'incazzano persino se un uomo parla delle donne in quanto, non essendo donna, non ne ha titolo)?
Alla fine della "munnezza" sempre le femministe non si incazzano quando le pubblicità degli assorbenti puntano da un lato il dito contro le donne che "si fanno fermare dal ciclo" (infatti si vedono donne che fanno danza, yoga, ginnastica artistica, basket, boxe, deltaplano, immersione voli nello spazio, ecc.), mentre dall'altra si deride la pubblicità (finta) degli anni '60 in cui una studentessa chiede all'insegnante "in quei giorni devo stare chiusa in casa?" risposta... "no, ma è meglio non allontanarsi troppo!". Dal canto mio le donne si devono fermare in "quei giorni"? Facciano un po' come si sentono se i crampi addominali, i mal di testa e gli eventuali problemi fisici che a volte le piegano in due dal dolore... tant'è che c'è una "pilloletta" apposta che scaccia tutti i mali.
Come ovvio non posso sapere i dolori che provano le donne durante il ciclo, certo è che se il dolore peggiore è quello del parto... non capisco perché una volta al mese debbano drogarsi come cavalli zoppi per sopravvivere alle "mestruazioni".
Come sempre le persone normali non fanno i carpentieri, non lavorano i campi o nelle officine, non hanno una famiglia "tradizionale" (perché sarebbe razzista)... le persone normali sono astronauti, sono omosessuali, sono meticci, hanno un lavoro (ammesso che un lavoro ce l'hanno) che gli permette di andare a fare shopping tutto il pomeriggio.
Le persone normali non sono quelle che devono fare i conti con le bollette, con la spesa, ecc. sono quelli che non sono famosi, ma guadagnano 10.000 €uro la settimana e vanno in vacanza alle Maldive tutti i fine settimana.

20 aprile 2018

La nuova frontiera della supremazia Bianca.

Sogni sin da bambino di diventare una SS?
Vorresti far sparire i pellet che spacciano davanti al portone di casa tua (facendo i loro porci comodi fisiologici, davanti a tua moglie e tua figlia?
Aspiri a diventare il nuovo Führer? (Tanti auguri Adolf Hitler per il tuo 129° compleanno)
Basta con i tesseramenti inutili a partiti e movimenti extraparlamentari di estrema destra. Basta con lo spreco di voti verso destre comuniste e sinistre fasciste. Basta con lo gettare mesi e soldi in abbonamenti a palestre di arti marziali e/o street fighting. 
Il sentiero è stato tracciato.
La risposta per il futuro che sogni è nel passato!!! ... e si chiama Dungeons & Dragons (sotterranei e draghi).
Già! Studi scientifici (quindi sicuramente attendibili) hanno dimostrato che chi gioca o ha giocato in passato al gioco di ruolo più famoso al mondo è un razzista, sessista suprematista bianco!!!
Dovrei essere onesto, ma sarebbe razzista da parte mia, rivelare che in realtà gli studi scientifici sono stati condotti esclusivamente da "Antero Garcia, professore dell’Università di Stanford" che evidentemente nutre del risentimento verso i suoi colleghi di università o delle superiori che lo escludevano dalle "avventure" (così si chiamano le partite) di D&D (per gli amici).
Qualsiasi vero giocatore di ruolo sa che la buona riuscita delle avventure dipende dalla biodiversità della compagnia, al fine di sfruttare le caratteristiche peculiari di ogni "razza".
Per onestà verso il gioco va detto che effettivamente la maggior parte delle situazioni possono essere affrontate da una "squadra" di soli umani (nella prima edizioni le classi di personaggio erano 7 di cui 4 Umane più Elfo, Halfling e Nano).
Il fenomeno, ehm... volevo dire lo scienziato (sfigato) affonda ulteriormente il colpo sostenendo che la colpa "più grave è quella di essere nato come un “hobby da maschio bianco”, con buona pace del povero Lucas Sinclair di Stranger Things. E il vero pericolo sociale viene dalle community di giochi da tavolo, di ruolo e wargames che sono “male-dominated”" (fonte Il Primato Nazionale). Come tristemente sanno tutti i giocatori di ruolo... è vero andare ai raduni di giochi ruolo si trova più salsiccia che all'omonima sagra di Bra, ma questo non dipende dal gioco quanto dal fatto che, salvo rare eccezioni di cui ringrazio gli Déi, le ragazze considerano tale passione una pratica da "nerd" sfigati (come ampiamente espresso nel telefilm "Big Bang Theory", in cui i protagonisti sono una manica di "sfigati" complessati nonostante l'appartenenza all'élite di super cervelloni con Quoziente d'Intelligenza Superiore alla soglia dei "Geni").
Quindi giovanotti d'Europa non serve andare ad addestrarsi nei boschi a sparare col fucile e praticare arti marziali... la vera strada per la rivoluzione e la supremazia bianca consiste nel chiudersi in casa, nelle assolate giornate estive, con le tapparelle chiuse (al fine di evitare i fastidiosi riflessi sulle pagine patinate dei manuali di gioco) e far crescere il vostro "personaggio" fino al 36° livello. A quel punto potrete andare dagli uomini più potenti al mondo, quali Kim Jong-un, Donald Trump, Vladimir Putin, Macron e Angela Merkel (sempre che la luce del sole non vi polverizzi come vampiri e l'aria fresca non vi sciolga come bambini nell'acido) a dirgli che ora comandate voi perché il vostro personaggio ha finalmente raggiunto il livello massimo... ma se in quanto dittatori hanno giocato anche loro a D&D... siete fottuti!

19 aprile 2018

Via cellulari e contanti a tutti i migranti.

Quando si dice un paese civile...
Il governo austriaco, nella persona dell ministro degli interni Herbert Kickl, ha annunciato la promulgazione di un pacchetto di misure restrittive nei confronti dei migranti e dei richiedenti asilo.
All'arrivo i pellet dovranno consegnare: telefoni cellulari, smartphone e contanti fino a 840 (chissà perché proprio 840 e non mille per esempio).
Il provvedimento sarà varato entro l'estate. Inoltre i dispositivi saranno controllati dalle autorità per stabilire (attraverso la geo localizzazione) se l'intruso è stato in altri paesi: "Se dalla verifica sui cellulari risulterà che un migrante è stato in altri Paesi che fanno riferimento al regolamento di Dublino, verrà rimandato indietro.".
Il regolamento di Dublino si costituisce (a partire dal 1990 col nome di Convenzione di Dublino) in una base dati europea del clandestino che richiede asilo. Tale base dati determina quale Stato membro è preposto all'esame della richiesta d'asilo dell'intruso, tramite le impronte digitali, che dovrebbe essere il primo Stato membro in cui il clandestino è entrato in Europa (sostanzialmente Italia, Grecia o Spagna).
Non vedete anche voi la falla in questo splendido accordo che tutti sventolano come la soluzione di tutti i mali (i flussi migratori)?
Io ne identifico almeno un paio... ma potrebbero anche essere di più
Il primo è rappresentato dal fatto che uno dei paesi cardini del flusso migratorio è l'Italia, la quale smista i pellet a destra e a manca proprio perché non è in grado di smaltire, in tempi brevi, la coda delle richieste d'asilo. Di conseguenza nel momento in cui verrà applicato ferreamente il regolamento avremo un flusso di ritorno dall'U(B)E con il rischio che gli schifo, sballottati da una parte all'altra vengano smarriti come i bagagli all'aeroporto, salvo quando non vengono svaligiati dagli addetti all'imbarco (rapiti dalle ONG per riportarli come numeri attivi per ingrassare le loro casse).
Nel caso dell'Austria il problema è ancora più evidente dal momento che, non avendo sbocchi sul mare, i pellet non possono essere  arrivati direttamente nello Stato asburgico, a meno che le ONG non abbiano ricevuto in donazione dai propri finanziatori (Soros in testa) degli aerei cargo e gli intrusi vengano paracadutati direttamente oltre il Brennero.
Il secondo problema è dato dal fatto che molti schifo (ma quello che sto per esporre è una mia visione prevenuta nei confronti degli "extra negri") arrivano in Europa con le impronte digitali cancellate con l'acido, ma non vengono qui per delinquere... no no! Succede che in paesi in cui la popolazione non ha i soldi per mangiare, in cui il pericolo maggiore è costituito dall'essere aggredito e sbranato da un leone, ecc. è facile rompere una fiala d'acido mentre si cerca di cuocere due cavallette alla griglia.
In ogni caso il gesto di civiltà austriaco consiste nel sequestrare cellulare e danari ai pellet in modo che questi non possano chiamare parenti e amici rimasti a casa... ma per ovviare al problema ci sono le ONG che faranno l'impossibile per ben rifornire gli intrusi e fare in modo che le fila del maggior finanziamento all'organizzazione si ingrossino sempre più. Questa la ragione per cui la Boldrini li definiva risorse... sono l'equivalente di un bancomat senza pin.

18 aprile 2018

"La di peggio gente"...

A voi, miei cari lettori, non ho mai risparmiato le idee che esprimo liberamente su questo mio diario. In quanto ritengo che alle persone di buona volontà, che hanno la pazienza e la costanza di seguirmi quotidianamente, sia dovuto rispetto e sincerità.

Poi ci sono le bestie.

Quella sporca negra di merda mantenuta dagli stessi italiani a cui da dei razzisti spesso e volentieri, ovvero ogni volta che si toglie la banana da quel culo di merda che definisce faccia (mentre io chiamerei più appropriatamente in lingua italiana "muso") e "scoreggia" (mi sto riferendo ovviamente alla Kyenge), ha aperto una vecchia diatriba tra lo scrivente e i moralizzatori delle macchinette.
In questa società, cosiddetta, civile ormai si fa il processo alle intenzioni, alle idee inespresse ed alle possibilità di reato. Ovvero dal momento che hai una bocca e la pensi in un determinato modo, potenzialmente potresti proferire una determinata affermazione. Tradotto, per coloro che non vivono alle macchinette, nel mio caso significa "sono di destra, ho la bocca, indipendentemente che io abbia mai insultato uno sporco negro di merda (o pellet che dir si voglia) automaticamente io l'insulto lo proferito". Capita così che, per essere stato citato (decontestualizzato) in una conversazione, sia io a beccarmi dell'ignorante.
Beh per fortuna il moralizzatore ha studiato tanto, così posso "chiedere scusa se la mia ignoranza e inferiore alla sua!", già perché se a lasciare la merda di cane, nel giardino di casa del moralizzatore, fosse stato un italiano qualunque e non un italiano traditore della propria razza e per giunta con "la di peggio scimmia" o la scimmia stessa, a seconda di chi sia a portare a spasso sto povero Zibi (il cane della scimmia che a forza di leccare la faccia di merda della Kyenge è pure diventato stitico), la frase "sono bestie si comportano da bestie", non solo l'avrebbe condivisa, ma probabilmente l'avrebbe affermata per primo.
Ho sempre sostenuto, e pare il caso di ribadirlo, che peggiori delle sottospecie umane (che vanno dai negri ai pentiti) delle cosiddette "sottominoranze", ci sono solo gli ipocriti a cui i moralizzatori delle macchinette appartengono a pieno diritto (oltre ad essere a loro volta una "sottocategoria").

Nell'istante in cui vi scrivo sotto alla mia finestra c'è una scimmia che bercia al telefono mentre chiede, nella sua lingua di merda, alla vodafone (o quale che sia la propria compagnia telefonica che offre un servizio di assistenza clienti) le istruzione per poter raddrizzare le banane col culo... mi viene spontaneo di suggerirle di tornare in Africa e chiedere il manuale di istruzioni alla scimmia che l'ha partorita (a cui appartiene la responsabilità di averle fatto un culo largo come una portaerei)... Evidentemente mi ha ascoltato.

Tornando a noi, nonostante i moralizzatori delle macchinette siano liberal-progressisti quindi tolleranti verso tutte le minoranze religiose, politiche, razziali e sessuali (purché queste non comprendano cattolici, fascisti, bianchi ed eterosessuali) troppo spesso mi capita di assistere (o subire personalmente) a scene in cui "scherzosamente" si insinua l'ambigua natura sessuale di un altro individuo, il suo orientamento politico, appartenenza razziale o fede religiosa. Eppure sono pronti ad invocare e ad invitare altrui individui al rispetto o alla tolleranza e del politicamente corretto.
Ho già espresso in altre occasioni che per me l'integrazione di uno sporco negro, di un lurido giudeo di froci, pentiti, deviati, ecc. dovrebbe avvenire tramite l'introduzione dei soggetti nel complesso processo produttivo del teleriscaldamento... in mancanza di una chiara posizione delle organizzazioni sindacali e della sanità in merito dei concorsi di rischio derivanti dall'inquinamento... mi tocca ribadire che l'integrazione passa necessariamente attraverso il comportamento "normale" nel verificarsi di una medesima situazione. Ovvero se una determinata persona si mette in una situazione  che richiede da parte tua l'esclamazione "ma che faccia di merda!", tale affermazione deve necessariamente essere espressa qualora il soggetto in questione abbia, effettivamente, la faccia color merda. Diversamente se si cambia reazione, la si attenua o la si lascia correre (perché evidentemente in quanto razza inferiore non sarebbe nemmeno in grado di capire che il sorprenderlo a cagarti nel prato non ti renderebbe felice) in quel preciso istante si fa una discriminazione peggiore rispetto a quella "dell'ignorante" che lo chiama "negro". In quanto dalla persona diretta che lo offende si aspetterà un atteggiamento ostile, mentre si sentirà preso per il culo dalla persona che vorrebbe offenderlo pesantemente, ma lascia correre perché è negro, quindi, suppone il pellet, incapace di capire che il gesto è stato fuori luogo.
Ora secondo voi (e non mi aspetto certo una risposta dal momento che ribadisco, quanto espresso in presentazione ormai un anno fa, "le vostre opinioni sono preziose... per cui tenetevele") avrei potuto esprimere in un qualsiasi momento (in un luogo di lavoro) simili affermazioni? Ovviamente no... ma ciò nonostante risulta che io ho sempre offeso i negri per il semplice fatto di essere di destra.